giovedì
Castrolibero, un tecnico “prestato” alla politica: Eduardo Amerise e la sua visione di futuro.
Nicoletta Perrotti: “Castrolibero tra difesa dell’identità e nuove opportunità di sviluppo”.
sabato
L’intervista di De Simone. “Quando il calcio diventa vulnerabile: l’allarme di Mons. Savino”.
A lanciare un deciso e documentato allarme è Mons. Francesco Savino, Arcivescovo di Cassano allo Jonio e Vice Presidente della Cei, in un dialogo a cuore aperto con Nuccio De Simone, giornalista e appassionato di scrittura.
Monsignor Savino è pacato ma deciso sul ruolo del calcio calabrese: "Lo Sport, soprattutto in Calabria, deve essere una palestra di legalità e rapporti di fiducia con città e tifosi. A Cosenza, particolarmente, si vive una fase complessa. Contestazione, rapporti tesi , bassa densità emotiva. Ritengo sia importante riprendere il dialogo, confrontarsi con trasparenza e progetti che non umilino la Società e la Città. Da soli non si intraprendono percorsi, vale tanto per i calciatori quanto per chi gestisce e amministra. È importante la trasparenza e l'assenza di ogni veleno".
Ha individuato le cause dello spazio sempre più ridotto per i giovani e i vivai?
"A proposito dei vivai, mi piacerebbe che fossero più spazio di riscatto che di ricatto ma vedo operazioni opache che portano a corruzione e addirittura a manipolazioni di risultati .
Parlare di mafia sarebbe poco prudente ma è realistico vigilare su un sistema di pressione e ricatto."
Esistono ancora campetti di calcio come inclusione di chi è vittima di droga e spaccio?
"Si, esistono e restano una delle forme più sincere di inclusione quando la strada diventa la scorciatoia per piazze di spaccio o di droga. Parrocchie e campi comunali sono il luogo di cura. La Chiesa da sola non può però risolvere il disagio giovanile, soprattutto se mancano i fondi."
Ci sono forme di infiltrazioni criminali nel calcio?
"Le reti illegali cercano varchi, controllo e riciclaggio. Il primo grande varco è quello delle scommesse come strumento di penetrazione. Dove i flussi di denaro sono difficili da seguire e dove si possono creare legami societari, lì i clan provano ad entrare. L'azienda del pallone non è libera. Il calcio da' visibilità, legittimazione sociale per accrescere prestigio e capacità di pressione."
Crede sia possibile che delinquenti di curva, come emerso dall'inchiesta di Milano, non abbiano mai stretto una mano a calciatori e dirigenti?
"Quando entrano in gioco interessi come biglietti, sicurezza,accessi, gestione dell'ordine attorno allo stadio, possono crearsi zone grigie. Anche in questo caso servono regole e maggiore sorveglianza".
Nuccio De Simone
Nicoletta Perrotti: “Tra impegni presi e parole non mantenute”.
venerdì
Rinascita Civica “Castrolibero non si svende! No alla città unica. Con forza!”
C’è un tema che a Castrolibero non conosce tramonto: quello della cosiddetta “città unica”. Una linea ormai tracciata, in maniera netta, dal referendum del 2024, quando la comunità castroliberese bocciò con decisione la proposta di fusione con Cosenza e Rende.
Negli ultimi giorni, complice anche il clima elettorale, la questione è tornata al centro del dibattito politico. A riaccendere i riflettori sono le dichiarazioni di Rinascita Civica, una delle liste in campo alle prossime amministrative, che candida a sindaca Nicoletta Perrotti.
“ I compagni di viaggio, in politica come nella vita, vanno scelti con attenzione: altrimenti si rischiano imbarazzi e figuracce”, affermano senza giri di parole. Un incipit diretto, che introduce un affondo ancora più netto.
Nel mirino finisce quella che viene definita una contraddizione politica: “Quando la bramosia prende il sopravvento sul progetto, si finisce per sacrificarlo in nome di interessi estranei. Non si spiegherebbe altrimenti la posizione di chi sostiene ‘Insieme per Castrolibero’, legato al progetto della città unica tra Cosenza, Rende e Castrolibero”.
Per Rinascita Civica si tratta di un passaggio cruciale per ribadire coerenza e identità. Il riferimento torna al dicembre 2024, quando il gruppo, insieme a molti cittadini, si oppose con forza a quella che viene definita “una barbarie politico-amministrativa” che avrebbe ridotto Castrolibero a semplice appendice.
“Fu una battaglia entusiasmante, che ci ha visti vincitori e fieri contro chi già pregustava la nostra sconfitta”, ricordano, puntando il dito anche contro chi oggi avrebbe cambiato posizione, stringendo alleanze con protagonisti di quella stagione politica.
Il j’accuse è chiaro e tagliente: cosa è cambiato? L’identità ha perso valore o si è scelto, per convenienza, di rinunciare al protagonismo del territorio?
La risposta è altrettanto netta:
Castrolibero “non è terra di conquista, né storia da assoggettare, né tradizioni da calpestare”. E ancora: “Nessun cavallo di Troia oltrepasserà i nostri confini”.
Tradizione, identità e futuro restano i pilastri della visione politica del movimento, uniti da un obiettivo comune: far crescere Castrolibero senza snaturarne l’essenza.
In vista delle elezioni, la posta in gioco viene descritta senza mezzi termini: “Non sarà una rivincita per chi ha tentato di relegare Castrolibero a un ruolo marginale. Sono gli stessi che oggi vorrebbero completare quel progetto, sostenuti da un’idea politica senza visione”.
La presa di posizione è chiara, priva di ambiguità. Più che una semplice dichiarazione politica, un impegno ribadito: difendere l’identità della città e costruirne il futuro con coerenza e determinazione.
sabato
Ponte sullo Stretto, una giornata storica per il Sud: l’inizio di una nuova visione di futuro per Italia del Meridione.
martedì
Calabria, il “No” vince ma la partecipazione resta fragile!
giovedì
Provinciali a Cosenza: la vittoria che cambia tutto per cambiare niente!
Che valore ha la vittoria del centrodestra alle ultime elezioni provinciali di Cosenza?
lunedì
C'eravamo tanto amati: l’attacco Usa all’Iran e l’umiliazione diplomatica italiana
giovedì
𝐎𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐭𝐞: 𝐅𝐞𝐝𝐞𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐁𝐫𝐢𝐠𝐧𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐥’𝐨𝐫𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐝𝐚𝐥 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞. 𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐜𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐕𝐚𝐬𝐜𝐨: 𝐒𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐏𝐀𝐑𝐎𝐋𝐄!
sabato
Sud, Mediterraneo e nuovi equilibri globali: la Calabria come snodo strategico
Il Mezzogiorno, e in particolare la Calabria, si trova sospeso tra investimenti annunciati e mai avviati, risorse stanziate ma non pienamente utilizzate e una fragilità amministrativa che continua a rappresentare uno dei principali talloni d’Achille dell’area. Ritardi nella programmazione, inefficienze burocratiche e una governance spesso frammentata hanno storicamente frenato uno sviluppo che, per potenzialità e posizione geografica, potrebbe essere ben altro.
Eppure, nel nuovo scacchiere internazionale, il Mediterraneo torna ad assumere una centralità strategica decisiva. In questo contesto, la Calabria non può più essere considerata terra di passaggio o, peggio ancora, di conquista. Bensì, sempre di più si configura come attore potenziale, come piattaforma naturale tra Europa, Africa e Medio Oriente, come spazio politico ed economico da valorizzare in una visione continentale più ampia.
Al di là dei grandi dossier infrastrutturali – dal dibattito sul Ponte sullo Stretto agli interventi sulla viabilità strategica come la Statale 106 e la 107, fino al ruolo cruciale del Porto di Gioia Tauro – ciò che oggi deve emergere è soprattutto una nuova attitudine. Un cambio di passo culturale e politico che coinvolga istituzioni, società civile e classe dirigente, capace di imprimere finalmente una traiettoria meridionale dentro i processi europei e nazionali.
Una traiettoria che non può prescindere da una Calabria protagonista, consapevole delle proprie potenzialità e finalmente padrona del proprio destino. Certo, le speranze di questo nuovo divenire si scontrano ancora con dati oggettivi preoccupanti: l’emigrazione, soprattutto giovanile, non accenna a diminuire e continua ad alimentare un flusso costante verso il Nord e verso l’estero, privando il territorio di energie fondamentali.
Ma accanto a questa realtà, sta emergendo anche una narrazione diversa, orientata alla valorizzazione delle competenze, delle risorse umane, del patrimonio ambientale e culturale, superando stereotipi e una cronaca che per troppo tempo ha danneggiato l’immagine e la dignità del popolo calabrese.
Oggi, più che mai, la Calabria è chiamata a essere protagonista. Ne è consapevole una parte della politica, così come ne sono consapevoli gli attori internazionali che guardano al Mediterraneo come area chiave nei nuovi equilibri globali. Allo stesso tempo, anche l’Europa è chiamata a rimettere in discussione i propri storici automatismi, liberandosi da vecchi diktat e assumendo un ruolo più incisivo e autonomo in un mondo segnato dal ritorno di un forte imperialismo americano.
Il futuro sarà il risultato delle scelte che verranno compiute oggi. Il Sud, come sempre, sarà ciò che la politica saprà mettere in campo, ma anche ciò che un popolo, troppo a lungo ai margini del progresso, riuscirà a rivendicare con convinzione. Perché proprio qui, in questa terra, il progresso europeo potrebbe trovare uno dei suoi apici più autentici di crescita ed evoluzione.










