L'EMARGINATO
"L'EMARGINATO": spazio editoriale nato nel 2014.
mercoledรฌ
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martedรฌ
Girifalco, ordinanza di demolizione e possibile incompatibilitร : la minoranza chiede nuove verifiche
GIRIFALCO – La vicenda nasce da un’ordinanza di demolizione, la numero 8 del 2025, emessa dal Comune di Girifalco nei confronti di un abuso edilizio. Secondo i consiglieri comunali di minoranza, perรฒ, non sarebbe ancora stata chiarita definitivamente la questione relativa alla sua esecuzione e agli eventuali adempimenti successivi.
Su questa vicenda la minoranza aveva giร presentato una segnalazione nel giugno scorso, chiedendo di verificare anche la possibile presenza di profili di incompatibilitร o conflitto di interessi legati alla posizione di Teresa Signorello, allora consigliera comunale e successivamente nominata assessore.
La questione era giร stata sollevata dalla minoranza nel giugno scorso, con una richiesta di accertamento sull’eventuale mancata esecuzione dell’ordinanza di demolizione e sulla possibile sussistenza di profili di incompatibilitร o conflitto di interessi.
A complicare il quadro, secondo quanto evidenziato dai consiglieri, c’รจ la successiva nomina di Teresa Signorello ad assessore comunale, con deleghe anche a patrimonio, bilancio e finanze.
La minoranza chiede quindi di fare chiarezza sullo stato della procedura relativa all’ordinanza, verificando eventuali ritardi, omissioni o inerzie, ma anche sulla posizione dell’assessore e sulla possibile esistenza di condizioni di incompatibilitร previste dal TUEL.
Nel documento viene inoltre chiesto di accertare se gli uffici comunali coinvolti, in particolare Ufficio Tecnico e Polizia Locale, abbiano potuto operare in condizioni di piena autonomia e imparzialitร .
I consiglieri parlano di una vicenda che, a loro giudizio, non avrebbe ancora ricevuto una definizione conclusiva e chiedono alle autoritร competenti un riscontro formale e documentato, riservandosi ulteriori iniziative a tutela della legalitร , della trasparenza e del corretto funzionamento dell’amministrazione comunale.
venerdรฌ
Guardia ecologica, corsisti in attesa da mesi: «Manca solo l’esame, ma nessuno ci dร risposte»
COSENZA - «Da mesi siamo in attesa di istruzioni». Si puรฒ riassumere cosรฌ la condizione di disagio vissuta da un gruppo di corsisti che hanno partecipato al corso GOL per Guardia ecologica, avviato attraverso l’Ufficio del lavoro presso la struttura A.D.A.P. di Cosenza, in via Reggio Calabria.
Sono complessivamente sei-sette persone, tra giovani e padri di famiglia, che hanno deciso di investire tempo e impegno in un percorso formativo iniziato nel gennaio 2025. Prima la parte teorica, durata circa quattro-cinque mesi, poi il tirocinio svolto presso un Comune. Un percorso portato avanti secondo le tempistiche previste e arrivato ormai all’ultimo passaggio: l’esame finale.
«Abbiamo fatto tutto quello che ci veniva richiesto»
Il problema, spiegano i corsisti, รจ che proprio quando sembrava ormai vicino il traguardo, รจ iniziata un’attesa che dura da mesi.
«Siamo davvero confusi per questa situazione – racconta uno dei corsisti, facendosi portavoce dell’istanza del gruppo – perchรฉ questa attesa genera domande, ma nessuno riesce a darci risposte».
La scuola, spiegano, avrebbe completato il proprio percorso e sarebbe ora in attesa di indicazioni da parte della Regione Calabria sulle modalitร e sui tempi per poter procedere con l’esame.
«Siamo sicuri che la nostra scuola abbia fatto le dovute sollecitazioni e confidiamo che continui a farle anche da settembre in poi. Il problema รจ che, al momento, nessuno riesce a darci una risposta concreta».
«Ci rivolgiamo direttamente alla Regione»
ร proprio la mancanza di comunicazioni certe a pesare maggiormente sulla situazione. I corsisti non chiedono scorciatoie, ma semplicemente di conoscere i tempi e le modalitร per poter concludere un percorso iniziato ormai oltre un anno fa.
Per questo la loro richiesta รจ rivolta direttamente alla Regione Calabria e al presidente Roberto Occhiuto: «Vorremmo capire quali siano le intenzioni della Regione nei nostri confronti e soprattutto quando potremo finalmente sostenere questo esame».
Una vicenda che sembra nascere, dunque, da una mancata correlazione tra il completamento delle attivitร formative e i successivi passaggi amministrativi. Nel frattempo, chi ha investito tempo e aspettative in questo percorso resta fermo sulla linea del traguardo.
L’ultimo passo verso una possibile opportunitร
«Siamo fiduciosi che settembre possa portarci notizie definitive – conclude il portavoce dei corsisti – perรฒ รจ arrivato davvero il momento che qualcuno ci dia risposte concrete. Vogliamo sapere perchรฉ, dopo aver completato il corso e il tirocinio, non possiamo ancora sostenere l’esame finale».
Un esame considerato particolarmente importante anche in prospettiva futura, perchรฉ l’abilitazione potrebbe rappresentare uno dei requisiti necessari per eventuali concorsi nel settore.
«Abbiamo fatto la nostra parte. Adesso chiediamo soltanto di poter concludere il percorso che abbiamo iniziato».
mercoledรฌ
Jovanotti saluta Trebisacce, ma qualcuno dimentica di ricordare Dino Vitola!
C’รจ qualcosa di curioso, e forse anche di paradossale, nella giornata che oggi ha visto Jovanotti fare tappa a Trebisacce e ad Acri, nel suo viaggio in bicicletta tra Calabria e Basilicata.
La musica che torna nei piccoli centri, il saluto alla comunitร , le immagini insieme al sindaco, l’entusiasmo per un artista che attraversa i territori e li racconta con il suo linguaggio.
Tutto bello.
Ma proprio guardando quelle immagini viene spontanea una domanda: possibile che a Trebisacce, nel giorno in cui arriva Jovanotti, nessuno abbia pensato di ricordare uno dei manager ancora attualmente piรน famoso d’Italia, Dino Vitola?
Non un nome qualunque.
Non un personaggio che si รจ affacciato ieri sul mondo dello spettacolo.
Ma un uomo nato proprio qui, a Trebisacce, che nella musica italiana ha costruito una storia lunga decenni e che, tra i tanti artisti con cui ha lavorato, ha incrociato anche il percorso professionale di Jovanotti. E allora la coincidenza diventa quasi troppo evidente per essere ignorata.
Perchรฉ Dino Vitola non รจ soltanto uno storico manager e produttore discografico. ร uno di quei personaggi che hanno attraversato la storia della musica italiana quando ancora il successo si costruiva nei teatri, nei palazzetti, negli studi, dietro le quinte, attraverso intuizioni e rapporti umani.
E Trebisacce รจ la sua cittร .
Anzi, c’รจ un particolare che rende tutto ancora piรน curioso. Oggi si parla di “Trebisacce Cittร dell’Amore”. Una definizione ormai entrata nel racconto pubblico della cittร , ma che ha una storia precisa e soprattutto ha un autore preciso: Dino Vitola.
Era il 2012 quando, durante la sua esperienza amministrativa, quella definizione venne lanciata e utilizzata per promuovere Trebisacce, anche attraverso gli eventi e i cartelloni estivi sul lungomare.
Insomma, mentre oggi si celebra la “Cittร dell’Amore”, sarebbe forse opportuno ricordare anche chi quella cittร dell’amore contribuรฌ a immaginarla e a raccontarla.
E non รจ una questione di medaglie.
ร una questione di memoria.
Perchรฉ il problema non รจ che Jovanotti sia arrivato a Trebisacce e abbia salutato la cittร senza pronunciare il nome di Vitola, questo non deve assolutamente farlo lui.
Il punto รจ un altro.
ร la cittร che avrebbe potuto ricordarlo.
Soprattutto oggi.
Soprattutto in questa occasione.
Soprattutto davanti a un artista che, nella lunga storia professionale di Vitola, rappresenta uno dei tanti capitoli di una carriera costruita anche attraverso grandi intuizioni e grandi incontri.
E forse รจ proprio questo il paradosso piรน curioso: Trebisacce riscopre oggi la propria vocazione musicale e turistica, mentre sembra dimenticare uno dei suoi figli che quella musica l’ha vissuta dall’interno, contribuendo a scriverne pagine importanti.
Vitola, negli anni, non ha mai reciso il rapporto con la sua terra.
E anche durante la sua esperienza amministrativa ha cercato di lasciare qualcosa alla comunitร . Persino dopo quell’esperienza, il legame รจ rimasto concreto, come dimostra anche la scelta di destinare le proprie indennitร all’acquisto di tre defibrillatori poi donati alla cittร .
Sono fatti.
E i fatti, soprattutto quando si parla di memoria, dovrebbero avere piรน peso degli slogan.
Per questo oggi, mentre Jovanotti saluta Trebisacce e la cittร torna a raccontarsi come Cittร dell’Amore, forse sarebbe bastato poco.
Non una celebrazione.
Non una passerella.
Semplicemente un nome.
Dino Vitola.
Perchรฉ una cittร puรฒ cambiare, puรฒ rinnovarsi, puรฒ cercare nuove identitร e nuovi protagonisti.
Ma non dovrebbe mai dimenticare chi, prima degli altri, ha contribuito a costruire il racconto della sua identitร .
E oggi quel nome, proprio a Trebisacce, sarebbe stato difficile non ricordarlo.
martedรฌ
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C’รจ un’espressione che, nei campi di provincia, si usa quando una partita viene persa sul filo di lana. ร quella sensazione di incredulitร che arriva con il fischio finale, quando capisci che il risultato รจ ormai scritto e non c’รจ piรน tempo per rimediare.
Alla Camera, dopo il conteggio conclusivo sull’emendamento che avrebbe introdotto il voto di preferenza nella prossima legge elettorale, l’atmosfera รจ stata molto simile. Il boato esploso dai banchi dell’opposizione sembrava quello di uno stadio o del Centrale di Wimbledon dopo il punto decisivo di Sinner la scorsa domenica.
Solo che, questa volta, in campo non c’erano Jannik Sinner e Alexander Zverev. C’era una maggioranza di governo che รจ caduta proprio sull’emendamento piรน innovativo e, per certi aspetti, piรน distante dalla tradizione della destra italiana.
Perchรฉ, al di lร delle appartenenze politiche, รจ difficile negare che l’idea avesse una sua forza: restituire ai cittadini un maggiore potere nella scelta dei propri rappresentanti, superando almeno in parte il sistema delle liste bloccate. Un progetto sul quale Giorgia Meloni aveva investito credibilitร politica e capitale personale.
Ma in politica le idee, per quanto condivisibili o contestabili possano essere, camminano sulle gambe della fiducia. E quando quella fiducia viene meno, basta un solo voto per trasformare una riforma simbolo in una sconfitta politica.
ร ciรฒ che รจ accaduto alla Camera.
Come in quelle cadute dalle quali ci si rialza a fatica, salvo essere colpiti subito dopo da una dolorosa ricaduta, il governo Meloni incassa un nuovo stop su uno dei dossier piรน delicati della legislatura. Dopo la battuta d’arresto sul referendum relativo alla giustizia, arriva ora una sconfitta che riapre interrogativi sulla tenuta della coalizione.
Le ricostruzioni sul numero dei franchi tiratori variano. Secondo una prima lettura sarebbero stati circa cinquanta i voti mancati rispetto alla consistenza teorica della maggioranza. Numeri che portano per forza di cose ad un’analisi accurata.
La stessa presidente del Consiglio, nelle dichiarazioni successive, non ha nascosto la necessitร di aprire una riflessione interna sulle ragioni di una sconfitta maturata per un solo voto, ma dal peso politico enorme.
Siamo di fronte a una crisi di governo? Forse รจ eccessivo dirlo. Ma sarebbe altrettanto sbagliato liquidare quanto accaduto come un semplice incidente parlamentare.
La maggioranza mostra crepe proprio quando la posta in gioco si alza. Ed รจ questo il dato che oggi preoccupa Palazzo Chigi piรน della sconfitta in sรฉ.
Allo stesso tempo, parlare di fine della legislatura appare prematuro. A ben vedere, difficilmente converrebbe a qualcuno tornare alle urne giร a settembre. Il centrodestra dovrebbe affrontare il voto dopo aver mostrato le proprie divisioni interne segnato anche dall’avanzata del partito di Vannacci, mentre il centrosinistra continua a presentarsi, nelle ipotesi, con un campo largo ancora incompiuto, privo di una leadership condivisa e attraversato da profonde differenze strategiche.
Resta perรฒ il significato politico della giornata di ieri.
Perchรฉ i governi non si misurano soltanto dal numero dei parlamentari che li sostengono, ma dalla compattezza con cui affrontano le votazioni decisive. E quando proprio nel momento piรน importante vengono meno i numeri, inevitabilmente cresce il dubbio che qualcosa si sia incrinato.
Il boato dell’opposizione non rappresenta la fine del governo Meloni. Ma รจ il rumore di un campanello d’allarme che nessuno, nella maggioranza, puรฒ permettersi di ignorare. A volte basta un soffio di vento per annunciare il cambiamento del tempo. E quel soffio, nell’Aula di Montecitorio, per un giorno, รจ sembrato trasformarsi in un vero uragano.
Davide Beltrano



