Il Mezzogiorno, e in particolare la Calabria, si trova sospeso tra investimenti annunciati e mai avviati, risorse stanziate ma non pienamente utilizzate e una fragilità amministrativa che continua a rappresentare uno dei principali talloni d’Achille dell’area. Ritardi nella programmazione, inefficienze burocratiche e una governance spesso frammentata hanno storicamente frenato uno sviluppo che, per potenzialità e posizione geografica, potrebbe essere ben altro.
Eppure, nel nuovo scacchiere internazionale, il Mediterraneo torna ad assumere una centralità strategica decisiva. In questo contesto, la Calabria non può più essere considerata terra di passaggio o, peggio ancora, di conquista. Bensì, sempre di più si configura come attore potenziale, come piattaforma naturale tra Europa, Africa e Medio Oriente, come spazio politico ed economico da valorizzare in una visione continentale più ampia.
Al di là dei grandi dossier infrastrutturali – dal dibattito sul Ponte sullo Stretto agli interventi sulla viabilità strategica come la Statale 106 e la 107, fino al ruolo cruciale del Porto di Gioia Tauro – ciò che oggi deve emergere è soprattutto una nuova attitudine. Un cambio di passo culturale e politico che coinvolga istituzioni, società civile e classe dirigente, capace di imprimere finalmente una traiettoria meridionale dentro i processi europei e nazionali.
Una traiettoria che non può prescindere da una Calabria protagonista, consapevole delle proprie potenzialità e finalmente padrona del proprio destino. Certo, le speranze di questo nuovo divenire si scontrano ancora con dati oggettivi preoccupanti: l’emigrazione, soprattutto giovanile, non accenna a diminuire e continua ad alimentare un flusso costante verso il Nord e verso l’estero, privando il territorio di energie fondamentali.
Ma accanto a questa realtà, sta emergendo anche una narrazione diversa, orientata alla valorizzazione delle competenze, delle risorse umane, del patrimonio ambientale e culturale, superando stereotipi e una cronaca che per troppo tempo ha danneggiato l’immagine e la dignità del popolo calabrese.
Oggi, più che mai, la Calabria è chiamata a essere protagonista. Ne è consapevole una parte della politica, così come ne sono consapevoli gli attori internazionali che guardano al Mediterraneo come area chiave nei nuovi equilibri globali. Allo stesso tempo, anche l’Europa è chiamata a rimettere in discussione i propri storici automatismi, liberandosi da vecchi diktat e assumendo un ruolo più incisivo e autonomo in un mondo segnato dal ritorno di un forte imperialismo americano.
Il futuro sarà il risultato delle scelte che verranno compiute oggi. Il Sud, come sempre, sarà ciò che la politica saprà mettere in campo, ma anche ciò che un popolo, troppo a lungo ai margini del progresso, riuscirà a rivendicare con convinzione. Perché proprio qui, in questa terra, il progresso europeo potrebbe trovare uno dei suoi apici più autentici di crescita ed evoluzione.




