domenica

Villapiana, Carmela Cesarini: «I dipendenti comunali sono una risorsa, basta con i luoghi comuni»

 «Non toccatemi i dipendenti comunali». È un messaggio chiaro quello lanciato da Carmela Cesarini, delegata esterna del sindaco di Villapiana con delega alla Gestione delle Risorse Umane e Politiche dello Sviluppo Economico e del Lavoro, che interviene per difendere il lavoro quotidiano del personale comunale e rilanciare la necessità di valorizzarne competenze e professionalità.

Secondo Cesarini, per troppo tempo sui dipendenti comunali si sono concentrati stereotipi e giudizi superficiali, senza conoscere realmente il lavoro svolto ogni giorno negli uffici pubblici.

«Da quando ho ricevuto questa delega – afferma – ho avuto l’opportunità di conoscere ancora più da vicino donne e uomini che ogni giorno garantiscono servizi essenziali alla nostra comunità. Persone che operano con professionalità e senso del dovere, affrontando responsabilità sempre maggiori, normative sempre più complesse e carichi di lavoro crescenti».

Per la delegata esterna il vero problema non è il valore del personale, ma la necessità di investire maggiormente nelle risorse umane. «Abbiamo dipendenti preparati, competenti e motivati, che troppo spesso non dispongono degli strumenti necessari per esprimere al meglio le proprie capacità. Per questo crediamo sia fondamentale puntare su formazione, aggiornamento professionale e valorizzazione del merito».

Cesarini sottolinea inoltre come l’Amministrazione comunale voglia inaugurare un percorso fondato sul rispetto e sulla valorizzazione del personale. «Chi lavora per il Comune non rappresenta il problema, ma una parte fondamentale della soluzione. Dietro ogni pratica conclusa, ogni servizio garantito e ogni problema risolto ci sono persone che meritano rispetto e riconoscimento. Solo investendo nelle competenze e creando migliori condizioni di lavoro sarà possibile costruire un’amministrazione sempre più efficiente e vicina ai cittadini».

venerdì

Mario Bilotto (Giovani IDM): «La flat tax al 5% per i neoassunti è un segnale importante, soprattutto per il Sud»

 «La proposta della flat tax al 5 per cento per i giovani neoassunti è una misura che considero interessante, perché interviene su un problema concreto: quello dell’autonomia economica dei giovani al primo impiego».

È questa la posizione di Mario Bilotto, segretario dei Giovani di Italia del Meridione, che interviene nel dibattito sulla proposta di introdurre una tassazione agevolata per i giovani che si affacciano per la prima volta al mercato del lavoro.

Secondo Bilotto, la misura rappresenterebbe un sostegno concreto in una fase particolarmente delicata della vita lavorativa. «Oggi molti ragazzi iniziano a lavorare con stipendi che non permettono di costruirsi una vera indipendenza economica. Una condizione che nel Mezzogiorno è ancora più evidente, dove le opportunità occupazionali sono più limitate e, troppo spesso, la scelta per tanti giovani diventa quella di lasciare la propria terra».

Per il segretario dei Giovani IDM, una riduzione della pressione fiscale nei primi anni di lavoro potrebbe incidere concretamente sulle prospettive delle nuove generazioni. «Una differenza netta in busta paga può influenzare le scelte di vita di un giovane, offrendo maggiori possibilità di costruire il proprio futuro e di restare nel territorio in cui è nato».

Bilotto sottolinea come la proposta non rappresenti una soluzione definitiva, ma un tassello importante di una strategia più ampia. «Come Giovani Italia del Meridione riteniamo che misure di questo tipo vadano nella direzione giusta, perché riconoscono una difficoltà reale vissuta dalle nuove generazioni. Naturalmente non sono sufficienti da sole».

«Resta fondamentale – conclude – continuare a lavorare per salari più adeguati, maggiore stabilità occupazionale e un sistema di formazione capace di accompagnare i giovani verso un lavoro qualificato. Senza questi elementi nessuna misura fiscale può produrre effetti duraturi. Tuttavia partire da una riduzione della pressione fiscale per chi entra nel mondo del lavoro rappresenta un segnale positivo, che condividiamo e che dimostra una maggiore attenzione verso i giovani, soprattutto quelli del Sud del Paese».

domenica

La politica calabrese e il peso della leadership





Sempre la stessa storia. C’è una canzone di Vasco Rossi che, in poche parole, sembra descrivere alla perfezione la fase che sta vivendo la politica calabrese. È Domani sì, adesso no. E c’è una strofa che più di ogni altra sembra fare da colonna sonora agli ultimi avvenimenti: “Sempre la stessa storia…”.

Perché, osservando ciò che è accaduto nelle ultime settimane, viene spontaneo pensare che sotto il sole non ci sia davvero nulla di nuovo.

Eppure, dopo l’ultima uscita social del presidente Roberto Occhiuto, con quel riferimento agli “sfogati dell’opposizione”, sembra quasi che la cartina di tornasole dell’intero quadro politico regionale passi proprio da lì. Da quel post prendono forma le reazioni, gli attacchi e le prese di posizione di una minoranza che, pur rivendicando rispetto e dignità politica, continua a dare l’impressione di essere prigioniera soprattutto di sé stessa.

Ed è proprio qui che il ragionamento cambia prospettiva.

Una sinistra calabrese schiava delle proprie dinamiche interne. Un copione che, dal dopo Oliverio in poi, si ripresenta con una regolarità quasi disarmante. L’impressione è quella di una forza politica che troppo spesso finisce per sentirsi vittima del sistema, reagendo più per istinto che per metodo, più attraverso slogan che mediante una reale costruzione politica, inseguendo un’idea di giustizia che raramente riesce a trasformarsi in proposta di governo.

Forse, però, per la prima volta dopo l’affondo social di Occhiuto, il centrosinistra si ritrova compatto. Si guarda dentro, si riconosce squadra. Una squadra che continua a faticare nel trovare una leadership autorevole, una guida capace di coniugare visione, organizzazione e metodo.

Naturalmente non sarà una difesa compatta del presidente della Regione a cambiare, da sola, il destino dell’opposizione. Potrebbe però rappresentare una scintilla, il punto di partenza per comprendere che soltanto attraverso un autentico processo di ricostruzione interna e una ritrovata unità la sinistra potrà tornare realmente competitiva.

Per il momento, tuttavia, restiamo nel campo delle ipotesi.

La realtà racconta altro.

Perché il centrodestra si prepara all’ennesima prova del nove. E se all’uscita della sanità calabrese dal commissariamento dovesse affiancarsi anche la conclusione del piano di rientro dal disavanzo sanitario, il risultato politico sarebbe difficilmente contestabile: sarebbe un successo pieno per la maggioranza guidata da Occhiuto.

Alla fine, al netto di ogni lettura politica, la partita si gioca tutta sulla sanità. Ed è qui che emerge il vero nodo. Perché quando si parla di sanità, alla fine, c’è una sola parte destinata a fare davvero i conti con i risultati: i cittadini.

Poco importerà se questo rafforzerà la leadership nazionale di Occhiuto in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Poco importerà se l’azione di governo continuerà a procedere senza particolari scossoni fino alle sfide politiche del 2027.

Resta un dato difficilmente contestabile: dove esiste una leadership forte, normalmente esistono anche una direzione politica chiara, strutture solide e una programmazione capace di reggere nel tempo. E, fino a prova contraria, pur con tutti i limiti che gli si possono attribuire, oggi quella compattezza d’intenti sembra appartenere soprattutto al centrodestra calabrese.

C’è una frase che Luciano Spalletti (allenatore della Juventus) ripete spesso: “Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli.”

Forse è proprio questa la sintesi più efficace dello scenario politico calabrese. Perché, osservando gli equilibri attuali, qualche assonanza emerge. Anzi, forse più di una. E, forse, perfino troppa.

Davide Beltrano

giovedì

Castrolibero, un tecnico “prestato” alla politica: Eduardo Amerise e la sua visione di futuro.

 


Un tecnico prestato alla politica, con alle spalle anni di esperienza negli enti locali e una profonda conoscenza del territorio. Eduardo Amerise è uno dei volti nuovi della lista “Rinascita Civica” e ha scelto di candidarsi al Consiglio comunale di Castrolibero a sostegno della candidata a sindaco Nicoletta Perrotti.

Ingegnere civile, Amerise porta nella competizione elettorale un bagaglio di competenze maturate nel settore dei lavori pubblici, dove ha ricoperto il ruolo di responsabile unico del progetto in numerose opere, oltre ad aver operato come progettista e direttore dei lavori. Esperienze che si affiancano a una consolidata preparazione nella pianificazione urbanistica, territoriale e ambientale, nonché nella programmazione strategica.

«Castrolibero merita di essere valorizzata – afferma Amerise –. Bisogna partire dalle cose che funzionano e impegnarsi, con umiltà e spirito di servizio, a migliorare le criticità ancora presenti sul territorio». Una visione che punta a superare, secondo il candidato, «la politica dell’intervento a chiamata o del favore personale», ritenuta «non più accettabile in un paese civile».

Per Amerise, il futuro amministrativo della città deve poggiare su una programmazione seria e condivisa: «È fondamentale progettare iniziative valide e vantaggiose per l’intera comunità, con l’obiettivo di costruire una città capace di rispondere ai bisogni di tutti».

La scelta di candidarsi, racconta, nasce dal desiderio di mettere le proprie competenze al servizio della collettività. «Scendere in campo è stata una decisione impegnativa, che affronterò con passione, dedizione ed esperienza, per contribuire concretamente al miglioramento della comunità di Castrolibero».

Nel suo intervento, Amerise esprime anche pieno sostegno alla candidatura di Nicoletta Perrotti: «Credo nel progetto politico di Nicoletta Perrotti, una persona autentica e preparata, che ha maturato la giusta esperienza per diventare la prima donna sindaco nella storia di Castrolibero».

Infine, un appello agli elettori in vista del voto del 24 e 25 maggio: «La politica deve tornare a essere lo strumento per perseguire il bene possibile e concreto. È importante scegliere candidati che abbiano competenza, coerenza etica e appartenenza al territorio, valutando con attenzione il programma elettorale di Rinascita Civica e i punti cardine dell’azione amministrativa proposta nell’interesse pubblico».

Nicoletta Perrotti: “Castrolibero tra difesa dell’identità e nuove opportunità di sviluppo”.


Assessora …una campagna elettorale più difficile e complicata del previsto a quanto pare. Se l’aspettava?

“Ad esser sincera no, nel senso che non era nelle previsioni una campagna elettorale con un profilo etico e culturale così basso. Castrolibero non lo merita. La nostra Comunità si è sempre distinta per un livello alto della politica, da Scipione Valentini ai giorni nostri. Improvvisamente siamo ricaduti nel Medioevo delle bande di potere.”

A cosa si riferisce?

“Castrolibero sia pure nella diversità delle appartenenze ha sempre espresso politicamente un confronto civile, basato sui problemi e sulle questioni da affrontare. Tutto è improvvisamente degenerato in una lotta politica torbida e complottista che non sappiamo dove può portare”.

Come lo spiega?

“Sto riflettendo…anche perché mi trovo a fronteggiare avversari, visibili o meno, con i quali ho condiviso battaglie e responsabilità. Non ci sono posizioni politiche -o almeno non le vedo- in chi avversa la mia candidatura ma una ostilità preconcetta che attraverso me vuole colpire qualcun altro che per Castrolibero ha fatto molto”.

Qual è la posta in gioco?

“Guardi… c’è una anomalia sulla quale i cittadini di Castrolibero debbono riflettere. In questa campagna elettorale registriamo interventi “esterni” alla nostra Comunità che hanno trovato complicità e compiacenze nella parte più disinvolta e manovrabile della rappresentanza politica. Evidentemente Castrolibero è negli interessi di forze esterne che in qualche modo vogliono infiltrarsi nell’amministrazione del Comune”.

Parlare di forze esterne è un po’ generico. Può essere più precisa?

“Castrolibero ha una sua specificità che non è mai stata contestata ed ha portato qualcuno a considerare, con qualche enfasi, Castrolibero i “parioli” dell’area urbana. A parte l’enfasi, Castrolibero è oggettivamente l’area residenziale dell’area urbana ma per parametri oggettivi non per autocompiacimento campanilistico. A Castrolibero non esistono periferie da bonificare, semmai un centro storico da valorizzare. A Castrolibero non c’è inquinamento atmosferico perché la circolazione veicolare è contenuta e compatibile con i flussi “da” e “per” l’area urbana. Per dirla tutta: a Castrolibero l’indice di “qualità della vita” è il più alto dell’area urbana. E noi abbiamo il dovere di preservare e difendere questa specificità”.

E chi avrebbe interesse a mettere le mani su Castrolibero ?

“Nomi non ne faccio, non è nel mio stile ma dietro gli attacchi sui social ci sono personaggi che ancora non hanno mandato giù il referendum sulla “città unica”. Viene allo scoperto anche qualche personaggio delle istituzioni elettive, espressione autentica del folklore politico, che esalta i consensi elettorali di cui gode unitamente ai suoi vuoti culturali per i quali non avverte alcun imbarazzo a riconoscerli. Come se amministrare un comune può prescindere dalla conoscenza e dalla competenza. Ma vorrei parlare, se mi consente, del futuro di Castrolibero a partire da lunedì”.

Lei nelle passate amministrazioni ha ricoperto ruoli importanti e delicati. Gliene ha dato atto l’ex-sindaco Orlandino Greco nella manifestazione di domenica all’anfiteatro. Da sindaca aumentano le responsabilità ma una sindaca è anche portatrice di una sua “visione” del futuro della città e della sua comunità.Qual è la sua “visione”?

“Nessuna rivoluzione perché non c’è nulla da rivoluzionare. Migliorare si, a cominciare dalla “macchina comunale”, cioè l’apparato dei servizi, ma in una linea di continuità col passato recente, portando a compimento progetti e programmi elaborati negli anni e per varie ragioni, non ultime le complessità burocratiche, ancora non realizzati”.

Può fare qualche esempio?

“Le do una risposta di “visione”.

Il ruolo di Castrolibero nell’area urbana non può che essere incardinato alla “qualità della vita” che offre per gli elementi prima citati. Castrolibero, per il suo rapporto verde-cemento, per gli spazi di cui dispone, per il lungofiume ad oggi sottoutilizzato, per il centro storico con le sue atmosfere, non può che diventare l’habitat del tempo libero dell’area urbana. All’area urbana siamo già vincolati da un piano del trasporto pubblico che impegna i tre comuni e li intreccia per tutta una serie di servizi che Castrolibero può offrire. Ho in mente parchi giochi attrezzati oggi inesistenti nell’area urbana, luoghi di incontri culturali e di relazioni sociali, impianti sportivi (tennis e padol) di più largo e meno selettivo accesso, una offerta eno-gastronomica di tradizione in competizione con i migliori ristoranti dell’area urbana ma soprattutto un lungofiume teatro di iniziative mirate, appuntamenti all’aria aperta, occasioni di svago per bambini e famiglie. Qualcosa c’è già, bisogna razionalizzare l’esistente e integrarlo con nuovi investimenti, pubblico-privato, per il tempo libero. Il teatro all’aperto o anfiteatro, unico nell’area urbana, deve diventare un punto di riferimento per gli spettacoli in ogni declinazione, dal teatro alla musica, al ballo, allo show in generale, interpretando così anche le aspettative dei nostri giovani. Valorizzeremo al meglio il nostro patrimonio storico e la nostra ascendenza con l’antica Pandosia”.

Per quanto riguarda invece la Comunità di Castrolibero, nelle sue esigenze primarie e nella quotidianità?

“Farò qualcosa che fino ad oggi ho fatto poco. E’ vero, ho frequentato molto gli uffici e poco le piazze ma, da sindaca, privilegerò l’ascolto perché da soli non si governa. Ascolterò periodicamente imprenditori, commercianti, esercenti di pubblici servizi per sviluppare le nostre potenzialità. Con la macchina amministrativa ho un ottimo rapporto, costruito negli anni, e sarà un punto di forza nell’affrontare i problemi. Ma è soprattutto con le famiglie che voglio incrementare un rapporto di ascolto, per affrontare insieme i problemi, dagli asili nido alla scuola, al diritto alla salute, ai diritti dell’infanzia e dei giovani, soprattutto dei più svantaggiati. Trarrò indicazioni direttamente dalle famiglie, dalle donne soprattutto, che sono il vero pilastro su cui regge una famiglia. Dai servizi all’infanzia alla sacralità dell’area cimiteriale non trascureremo nulla. Il programma c’è, la squadra pure e la volontà certo non manca. Ho soltanto bisogno della fiducia e del mandato da parte degli elettori”.

- A cura della Redazione -