Che valore ha la vittoria del centrodestra alle ultime elezioni provinciali di Cosenza?
Punto 1. Gioco, partita, incontro.
È una vittoria. Senza se e senza ma. Anche se di “ma” ce ne sarebbero da sciorinare, ampiamente riferiti alla forma delle elezioni, ormai depauperata di qualsiasi significato aulico: lì dove si eleggono rappresentanti senza il consenso popolare diretto, la democrazia perde forza e affonda abbondantemente. Questa è la forma.
E la sostanza?
La sostanza ci parla di un centrodestra che vince. Ancora una volta. Ancora e con forza. Non è semplicemente una vittoria di Faragalli, anzi, forse non lo è affatto: è la vittoria di una squadra e degli alleati, come Gianluca Gallo, Pierluigi Caputo, che si sono spesi a spron battuto.
Caruso, invece, è rimasto vittima del suo stesso carisma, tradito anche da chi amico non lo è più: quella fetta di Partito Democratico restia a riconoscere in lui i valori giusti per una vera svolta.
Punto 2.
Ma se da una parte la vittoria è frutto di un centrodestra sempre più compatto, dall’altra parte c’è un demerito non di poco conto: il centrosinistra calabrese — e più precisamente quello cosentino — naviga tra dissenso popolare, disorganizzazione e una evidente fragilità strutturale.
E allora, se vittoria è stata per la compagine di Faragalli, viene quasi da chiedersi: questa vittoria non è forse anche la conseguenza dei conglomerati politici di una sinistra ormai senza bussola?
Punto 3.
Il centrosinistra ora ha una grande occasione: è venuto il momento di rifondare, rischiare, mescolare davvero le carte in tavola.
Flavio Stasi è una figura dal futuro assicurato e forse la sua intraprendenza potrebbe dare una stoccata decisiva a scelte più “rivoluzionarie” e di grande spessore politico. Tanto, a questo punto, cosa c’è ancora da perdere?
Punto 4.
Demeriti o non demeriti, la realtà non mente: in Calabria il centrodestra domina. Non ovunque, intendiamoci, ma nei momenti decisivi i rappresentanti dei vari partiti che si riconoscono nel centrodestra fanno squadra, trovano compromessi per il bene comunitario e riescono a presentarsi con una sola voce.
Non sempre, certo, ma nella maggior parte dei casi tutto appare decisamente più lineare. E questo ripaga. E questo, volenti o nolenti, diventa la cifra principale per continuare su questa rotta.
Allora, come sempre, torniamo al punto di partenza: che valore ha questa vittoria del centrodestra?
Ha il valore della continuità. Senza troppi se e senza troppi ma.
Davide Beltrano

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