Sempre la stessa storia. C’è una canzone di Vasco Rossi che, in poche parole, sembra descrivere alla perfezione la fase che sta vivendo la politica calabrese. È Domani sì, adesso no. E c’è una strofa che più di ogni altra sembra fare da colonna sonora agli ultimi avvenimenti: “Sempre la stessa storia…”.
Perché, osservando ciò che è accaduto nelle ultime settimane, viene spontaneo pensare che sotto il sole non ci sia davvero nulla di nuovo.
Eppure, dopo l’ultima uscita social del presidente Roberto Occhiuto, con quel riferimento agli “sfogati dell’opposizione”, sembra quasi che la cartina di tornasole dell’intero quadro politico regionale passi proprio da lì. Da quel post prendono forma le reazioni, gli attacchi e le prese di posizione di una minoranza che, pur rivendicando rispetto e dignità politica, continua a dare l’impressione di essere prigioniera soprattutto di sé stessa.
Ed è proprio qui che il ragionamento cambia prospettiva.
Una sinistra calabrese schiava delle proprie dinamiche interne. Un copione che, dal dopo Oliverio in poi, si ripresenta con una regolarità quasi disarmante. L’impressione è quella di una forza politica che troppo spesso finisce per sentirsi vittima del sistema, reagendo più per istinto che per metodo, più attraverso slogan che mediante una reale costruzione politica, inseguendo un’idea di giustizia che raramente riesce a trasformarsi in proposta di governo.
Forse, però, per la prima volta dopo l’affondo social di Occhiuto, il centrosinistra si ritrova compatto. Si guarda dentro, si riconosce squadra. Una squadra che continua a faticare nel trovare una leadership autorevole, una guida capace di coniugare visione, organizzazione e metodo.
Naturalmente non sarà una difesa compatta del presidente della Regione a cambiare, da sola, il destino dell’opposizione. Potrebbe però rappresentare una scintilla, il punto di partenza per comprendere che soltanto attraverso un autentico processo di ricostruzione interna e una ritrovata unità la sinistra potrà tornare realmente competitiva.
Per il momento, tuttavia, restiamo nel campo delle ipotesi.
La realtà racconta altro.
Perché il centrodestra si prepara all’ennesima prova del nove. E se all’uscita della sanità calabrese dal commissariamento dovesse affiancarsi anche la conclusione del piano di rientro dal disavanzo sanitario, il risultato politico sarebbe difficilmente contestabile: sarebbe un successo pieno per la maggioranza guidata da Occhiuto.
Alla fine, al netto di ogni lettura politica, la partita si gioca tutta sulla sanità. Ed è qui che emerge il vero nodo. Perché quando si parla di sanità, alla fine, c’è una sola parte destinata a fare davvero i conti con i risultati: i cittadini.
Poco importerà se questo rafforzerà la leadership nazionale di Occhiuto in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Poco importerà se l’azione di governo continuerà a procedere senza particolari scossoni fino alle sfide politiche del 2027.
Resta un dato difficilmente contestabile: dove esiste una leadership forte, normalmente esistono anche una direzione politica chiara, strutture solide e una programmazione capace di reggere nel tempo. E, fino a prova contraria, pur con tutti i limiti che gli si possono attribuire, oggi quella compattezza d’intenti sembra appartenere soprattutto al centrodestra calabrese.
C’è una frase che Luciano Spalletti (allenatore della Juventus) ripete spesso: “Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli.”
Forse è proprio questa la sintesi più efficace dello scenario politico calabrese. Perché, osservando gli equilibri attuali, qualche assonanza emerge. Anzi, forse più di una. E, forse, perfino troppa.
Davide Beltrano
