martedì

𝐈𝐥 𝐛𝐨𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐨𝐩𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐯𝐨𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐚 𝐭𝐫𝐞𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚

C’è un’espressione che, nei campi di provincia, si usa quando una partita viene persa sul filo di lana. È quella sensazione di incredulità che arriva con il fischio finale, quando capisci che il risultato è ormai scritto e non c’è più tempo per rimediare.

Alla Camera, dopo il conteggio conclusivo sull’emendamento che avrebbe introdotto il voto di preferenza nella prossima legge elettorale, l’atmosfera è stata molto simile. Il boato esploso dai banchi dell’opposizione sembrava quello di uno stadio o del Centrale di Wimbledon dopo il punto decisivo di Sinner la scorsa domenica.

Solo che, questa volta, in campo non c’erano Jannik Sinner e Alexander Zverev. C’era una maggioranza di governo che è caduta proprio sull’emendamento più innovativo e, per certi aspetti, più distante dalla tradizione della destra italiana.

Perché, al di là delle appartenenze politiche, è difficile negare che l’idea avesse una sua forza: restituire ai cittadini un maggiore potere nella scelta dei propri rappresentanti, superando almeno in parte il sistema delle liste bloccate. Un progetto sul quale Giorgia Meloni aveva investito credibilità politica e capitale personale.

Ma in politica le idee, per quanto condivisibili o contestabili possano essere, camminano sulle gambe della fiducia. E quando quella fiducia viene meno, basta un solo voto per trasformare una riforma simbolo in una sconfitta politica.

È ciò che è accaduto alla Camera.

Come in quelle cadute dalle quali ci si rialza a fatica, salvo essere colpiti subito dopo da una dolorosa ricaduta, il governo Meloni incassa un nuovo stop su uno dei dossier più delicati della legislatura. Dopo la battuta d’arresto sul referendum relativo alla giustizia, arriva ora una sconfitta che riapre interrogativi sulla tenuta della coalizione.

Le ricostruzioni sul numero dei franchi tiratori variano. Secondo una prima lettura sarebbero stati circa cinquanta i voti mancati rispetto alla consistenza teorica della maggioranza. Numeri che portano per forza di cose ad un’analisi accurata. 

La stessa presidente del Consiglio, nelle dichiarazioni successive, non ha nascosto la necessità di aprire una riflessione interna sulle ragioni di una sconfitta maturata per un solo voto, ma dal peso politico enorme.

Siamo di fronte a una crisi di governo? Forse è eccessivo dirlo. Ma sarebbe altrettanto sbagliato liquidare quanto accaduto come un semplice incidente parlamentare.

La maggioranza mostra crepe proprio quando la posta in gioco si alza. Ed è questo il dato che oggi preoccupa Palazzo Chigi più della sconfitta in sé.

Allo stesso tempo, parlare di fine della legislatura appare prematuro. A ben vedere, difficilmente converrebbe a qualcuno tornare alle urne già a settembre. Il centrodestra dovrebbe affrontare il voto dopo aver mostrato le proprie divisioni interne segnato anche dall’avanzata del partito di Vannacci, mentre il centrosinistra continua a presentarsi, nelle ipotesi, con un campo largo ancora incompiuto, privo di una leadership condivisa e attraversato da profonde differenze strategiche.

Resta però il significato politico della giornata di ieri.

Perché i governi non si misurano soltanto dal numero dei parlamentari che li sostengono, ma dalla compattezza con cui affrontano le votazioni decisive. E quando proprio nel momento più importante vengono meno i numeri, inevitabilmente cresce il dubbio che qualcosa si sia incrinato.

Il boato dell’opposizione non rappresenta la fine del governo Meloni. Ma è il rumore di un campanello d’allarme che nessuno, nella maggioranza, può permettersi di ignorare. A volte basta un soffio di vento per annunciare il cambiamento del tempo. E quel soffio, nell’Aula di Montecitorio, per un giorno, è sembrato trasformarsi in un vero uragano.

Davide Beltrano 

domenica

Villapiana, Carmela Cesarini: «I dipendenti comunali sono una risorsa, basta con i luoghi comuni»

 «Non toccatemi i dipendenti comunali». È un messaggio chiaro quello lanciato da Carmela Cesarini, delegata esterna del sindaco di Villapiana con delega alla Gestione delle Risorse Umane e Politiche dello Sviluppo Economico e del Lavoro, che interviene per difendere il lavoro quotidiano del personale comunale e rilanciare la necessità di valorizzarne competenze e professionalità.

Secondo Cesarini, per troppo tempo sui dipendenti comunali si sono concentrati stereotipi e giudizi superficiali, senza conoscere realmente il lavoro svolto ogni giorno negli uffici pubblici.

«Da quando ho ricevuto questa delega – afferma – ho avuto l’opportunità di conoscere ancora più da vicino donne e uomini che ogni giorno garantiscono servizi essenziali alla nostra comunità. Persone che operano con professionalità e senso del dovere, affrontando responsabilità sempre maggiori, normative sempre più complesse e carichi di lavoro crescenti».

Per la delegata esterna il vero problema non è il valore del personale, ma la necessità di investire maggiormente nelle risorse umane. «Abbiamo dipendenti preparati, competenti e motivati, che troppo spesso non dispongono degli strumenti necessari per esprimere al meglio le proprie capacità. Per questo crediamo sia fondamentale puntare su formazione, aggiornamento professionale e valorizzazione del merito».

Cesarini sottolinea inoltre come l’Amministrazione comunale voglia inaugurare un percorso fondato sul rispetto e sulla valorizzazione del personale. «Chi lavora per il Comune non rappresenta il problema, ma una parte fondamentale della soluzione. Dietro ogni pratica conclusa, ogni servizio garantito e ogni problema risolto ci sono persone che meritano rispetto e riconoscimento. Solo investendo nelle competenze e creando migliori condizioni di lavoro sarà possibile costruire un’amministrazione sempre più efficiente e vicina ai cittadini».

venerdì

Mario Bilotto (Giovani IDM): «La flat tax al 5% per i neoassunti è un segnale importante, soprattutto per il Sud»

 «La proposta della flat tax al 5 per cento per i giovani neoassunti è una misura che considero interessante, perché interviene su un problema concreto: quello dell’autonomia economica dei giovani al primo impiego».

È questa la posizione di Mario Bilotto, segretario dei Giovani di Italia del Meridione, che interviene nel dibattito sulla proposta di introdurre una tassazione agevolata per i giovani che si affacciano per la prima volta al mercato del lavoro.

Secondo Bilotto, la misura rappresenterebbe un sostegno concreto in una fase particolarmente delicata della vita lavorativa. «Oggi molti ragazzi iniziano a lavorare con stipendi che non permettono di costruirsi una vera indipendenza economica. Una condizione che nel Mezzogiorno è ancora più evidente, dove le opportunità occupazionali sono più limitate e, troppo spesso, la scelta per tanti giovani diventa quella di lasciare la propria terra».

Per il segretario dei Giovani IDM, una riduzione della pressione fiscale nei primi anni di lavoro potrebbe incidere concretamente sulle prospettive delle nuove generazioni. «Una differenza netta in busta paga può influenzare le scelte di vita di un giovane, offrendo maggiori possibilità di costruire il proprio futuro e di restare nel territorio in cui è nato».

Bilotto sottolinea come la proposta non rappresenti una soluzione definitiva, ma un tassello importante di una strategia più ampia. «Come Giovani Italia del Meridione riteniamo che misure di questo tipo vadano nella direzione giusta, perché riconoscono una difficoltà reale vissuta dalle nuove generazioni. Naturalmente non sono sufficienti da sole».

«Resta fondamentale – conclude – continuare a lavorare per salari più adeguati, maggiore stabilità occupazionale e un sistema di formazione capace di accompagnare i giovani verso un lavoro qualificato. Senza questi elementi nessuna misura fiscale può produrre effetti duraturi. Tuttavia partire da una riduzione della pressione fiscale per chi entra nel mondo del lavoro rappresenta un segnale positivo, che condividiamo e che dimostra una maggiore attenzione verso i giovani, soprattutto quelli del Sud del Paese».