mercoledì

Jovanotti saluta Trebisacce, ma qualcuno dimentica di ricordare Dino Vitola!


C’è qualcosa di curioso, e forse anche di paradossale, nella giornata che oggi ha visto Jovanotti fare tappa a Trebisacce e ad Acri, nel suo viaggio in bicicletta tra Calabria e Basilicata.

La musica che torna nei piccoli centri, il saluto alla comunità, le immagini insieme al sindaco, l’entusiasmo per un artista che attraversa i territori e li racconta con il suo linguaggio.

Tutto bello.

Ma proprio guardando quelle immagini viene spontanea una domanda: possibile che a Trebisacce, nel giorno in cui arriva Jovanotti, nessuno abbia pensato di ricordare uno dei manager ancora attualmente più famoso d’Italia, Dino Vitola?

Non un nome qualunque.

Non un personaggio che si è affacciato ieri sul mondo dello spettacolo.

Ma un uomo nato proprio qui, a Trebisacce, che nella musica italiana ha costruito una storia lunga decenni e che, tra i tanti artisti con cui ha lavorato, ha incrociato anche il percorso professionale di Jovanotti. E allora la coincidenza diventa quasi troppo evidente per essere ignorata.

Perché Dino Vitola non è soltanto uno storico manager e produttore discografico. È uno di quei personaggi che hanno attraversato la storia della musica italiana quando ancora il successo si costruiva nei teatri, nei palazzetti, negli studi, dietro le quinte, attraverso intuizioni e rapporti umani.

E Trebisacce è la sua città.

Anzi, c’è un particolare che rende tutto ancora più curioso. Oggi si parla di “Trebisacce Città dell’Amore”Una definizione ormai entrata nel racconto pubblico della città, ma che ha una storia precisa e soprattutto ha un autore preciso: Dino Vitola.

Era il 2012 quando, durante la sua esperienza amministrativa, quella definizione venne lanciata e utilizzata per promuovere Trebisacce, anche attraverso gli eventi e i cartelloni estivi sul lungomare.

Insomma, mentre oggi si celebra la “Città dell’Amore”, sarebbe forse opportuno ricordare anche chi quella città dell’amore contribuì a immaginarla e a raccontarla.

E non è una questione di medaglie. 

È una questione di memoria.

Perché il problema non è che Jovanotti sia arrivato a Trebisacce e abbia salutato la città senza pronunciare il nome di Vitola, questo non deve assolutamente farlo lui.

Il punto è un altro.

È la città che avrebbe potuto ricordarlo.

Soprattutto oggi.

Soprattutto in questa occasione.

Soprattutto davanti a un artista che, nella lunga storia professionale di Vitola, rappresenta uno dei tanti capitoli di una carriera costruita anche attraverso grandi intuizioni e grandi incontri.

E forse è proprio questo il paradosso più curioso: Trebisacce riscopre oggi la propria vocazione musicale e turistica, mentre sembra dimenticare uno dei suoi figli che quella musica l’ha vissuta dall’interno, contribuendo a scriverne pagine importanti.

Vitola, negli anni, non ha mai reciso il rapporto con la sua terra.

E anche durante la sua esperienza amministrativa ha cercato di lasciare qualcosa alla comunità. Persino dopo quell’esperienza, il legame è rimasto concreto, come dimostra anche la scelta di destinare le proprie indennità all’acquisto di tre defibrillatori poi donati alla città.

Sono fatti.

E i fatti, soprattutto quando si parla di memoria, dovrebbero avere più peso degli slogan.

Per questo oggi, mentre Jovanotti saluta Trebisacce e la città torna a raccontarsi come Città dell’Amore, forse sarebbe bastato poco.

Non una celebrazione.

Non una passerella.

Semplicemente un nome.

Dino Vitola.

Perché una città può cambiare, può rinnovarsi, può cercare nuove identità e nuovi protagonisti.

Ma non dovrebbe mai dimenticare chi, prima degli altri, ha contribuito a costruire il racconto della sua identità.

E oggi quel nome, proprio a Trebisacce, sarebbe stato difficile non ricordarlo.