venerdì

Guardia ecologica, corsisti in attesa da mesi: «Manca solo l’esame, ma nessuno ci dà risposte»


COSENZA - «Da mesi siamo in attesa di istruzioni». Si può riassumere così la condizione di disagio vissuta da un gruppo di corsisti che hanno partecipato al corso GOL per Guardia ecologica, avviato attraverso l’Ufficio del lavoro presso la struttura A.D.A.P. di Cosenza, in via Reggio Calabria.

Sono complessivamente sei-sette persone, tra giovani e padri di famiglia, che hanno deciso di investire tempo e impegno in un percorso formativo iniziato nel gennaio 2025. Prima la parte teorica, durata circa quattro-cinque mesi, poi il tirocinio svolto presso un Comune. Un percorso portato avanti secondo le tempistiche previste e arrivato ormai all’ultimo passaggio: l’esame finale.

«Abbiamo fatto tutto quello che ci veniva richiesto»

Il problema, spiegano i corsisti, è che proprio quando sembrava ormai vicino il traguardo, è iniziata un’attesa che dura da mesi.

«Siamo davvero confusi per questa situazione – racconta uno dei corsisti, facendosi portavoce dell’istanza del gruppo – perché questa attesa genera domande, ma nessuno riesce a darci risposte».

La scuola, spiegano, avrebbe completato il proprio percorso e sarebbe ora in attesa di indicazioni da parte della Regione Calabria sulle modalità e sui tempi per poter procedere con l’esame.

«Siamo sicuri che la nostra scuola abbia fatto le dovute sollecitazioni e confidiamo che continui a farle anche da settembre in poi. Il problema è che, al momento, nessuno riesce a darci una risposta concreta».

«Ci rivolgiamo direttamente alla Regione»

È proprio la mancanza di comunicazioni certe a pesare maggiormente sulla situazione. I corsisti non chiedono scorciatoie, ma semplicemente di conoscere i tempi e le modalità per poter concludere un percorso iniziato ormai oltre un anno fa.

Per questo la loro richiesta è rivolta direttamente alla Regione Calabria e al presidente Roberto Occhiuto: «Vorremmo capire quali siano le intenzioni della Regione nei nostri confronti e soprattutto quando potremo finalmente sostenere questo esame».

Una vicenda che sembra nascere, dunque, da una mancata correlazione tra il completamento delle attività formative e i successivi passaggi amministrativi. Nel frattempo, chi ha investito tempo e aspettative in questo percorso resta fermo sulla linea del traguardo.

L’ultimo passo verso una possibile opportunità

«Siamo fiduciosi che settembre possa portarci notizie definitive – conclude il portavoce dei corsisti – però è arrivato davvero il momento che qualcuno ci dia risposte concrete. Vogliamo sapere perché, dopo aver completato il corso e il tirocinio, non possiamo ancora sostenere l’esame finale».

Un esame considerato particolarmente importante anche in prospettiva futura, perché l’abilitazione potrebbe rappresentare uno dei requisiti necessari per eventuali concorsi nel settore.

«Abbiamo fatto la nostra parte. Adesso chiediamo soltanto di poter concludere il percorso che abbiamo iniziato». 

mercoledì

Jovanotti saluta Trebisacce, ma qualcuno dimentica di ricordare Dino Vitola!


C’è qualcosa di curioso, e forse anche di paradossale, nella giornata che oggi ha visto Jovanotti fare tappa a Trebisacce e ad Acri, nel suo viaggio in bicicletta tra Calabria e Basilicata.

La musica che torna nei piccoli centri, il saluto alla comunità, le immagini insieme al sindaco, l’entusiasmo per un artista che attraversa i territori e li racconta con il suo linguaggio.

Tutto bello.

Ma proprio guardando quelle immagini viene spontanea una domanda: possibile che a Trebisacce, nel giorno in cui arriva Jovanotti, nessuno abbia pensato di ricordare uno dei manager ancora attualmente più famoso d’Italia, Dino Vitola?

Non un nome qualunque.

Non un personaggio che si è affacciato ieri sul mondo dello spettacolo.

Ma un uomo nato proprio qui, a Trebisacce, che nella musica italiana ha costruito una storia lunga decenni e che, tra i tanti artisti con cui ha lavorato, ha incrociato anche il percorso professionale di Jovanotti. E allora la coincidenza diventa quasi troppo evidente per essere ignorata.

Perché Dino Vitola non è soltanto uno storico manager e produttore discografico. È uno di quei personaggi che hanno attraversato la storia della musica italiana quando ancora il successo si costruiva nei teatri, nei palazzetti, negli studi, dietro le quinte, attraverso intuizioni e rapporti umani.

E Trebisacce è la sua città.

Anzi, c’è un particolare che rende tutto ancora più curioso. Oggi si parla di “Trebisacce Città dell’Amore”. Una definizione ormai entrata nel racconto pubblico della città, ma che ha una storia precisa e soprattutto ha un autore preciso: Dino Vitola.

Era il 2012 quando, durante la sua esperienza amministrativa, quella definizione venne lanciata e utilizzata per promuovere Trebisacce, anche attraverso gli eventi e i cartelloni estivi sul lungomare.

Insomma, mentre oggi si celebra la “Città dell’Amore”, sarebbe forse opportuno ricordare anche chi quella città dell’amore contribuì a immaginarla e a raccontarla.

E non è una questione di medaglie. 

È una questione di memoria.

Perché il problema non è che Jovanotti sia arrivato a Trebisacce e abbia salutato la città senza pronunciare il nome di Vitola, questo non deve assolutamente farlo lui.

Il punto è un altro.

È la città che avrebbe potuto ricordarlo.

Soprattutto oggi.

Soprattutto in questa occasione.

Soprattutto davanti a un artista che, nella lunga storia professionale di Vitola, rappresenta uno dei tanti capitoli di una carriera costruita anche attraverso grandi intuizioni e grandi incontri.

E forse è proprio questo il paradosso più curioso: Trebisacce riscopre oggi la propria vocazione musicale e turistica, mentre sembra dimenticare uno dei suoi figli che quella musica l’ha vissuta dall’interno, contribuendo a scriverne pagine importanti.

Vitola, negli anni, non ha mai reciso il rapporto con la sua terra.

E anche durante la sua esperienza amministrativa ha cercato di lasciare qualcosa alla comunità. Persino dopo quell’esperienza, il legame è rimasto concreto, come dimostra anche la scelta di destinare le proprie indennità all’acquisto di tre defibrillatori poi donati alla città.

Sono fatti.

E i fatti, soprattutto quando si parla di memoria, dovrebbero avere più peso degli slogan.

Per questo oggi, mentre Jovanotti saluta Trebisacce e la città torna a raccontarsi come Città dell’Amore, forse sarebbe bastato poco.

Non una celebrazione.

Non una passerella.

Semplicemente un nome.

Dino Vitola.

Perché una città può cambiare, può rinnovarsi, può cercare nuove identità e nuovi protagonisti.

Ma non dovrebbe mai dimenticare chi, prima degli altri, ha contribuito a costruire il racconto della sua identità.

E oggi quel nome, proprio a Trebisacce, sarebbe stato difficile non ricordarlo.