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mercoledì

Rei: l'ennesima “manovra” all'italiana?





È il Rei, Reddito di Inclusione Sociale, la nuova “arma” contro la povertà in Italia.

Si parla di contributi, di agevolazioni a chi, con difficoltà, riesce a far fronte ai bisogni di ogni giorno. 
Eppure, in questa breve analisi, lo scopo non è tanto quello di analizzare in cosa consiste il provvedimento approvato da poco più di una settimana.

No! Sarebbe inutile appesantire il lettore schematizzando e mappando la nuova manovra della politica italiana.
Andando al “nocciolo” della questione, il Rei potrebbe costituire l'ennesima farsa attuata in un contesto politico sempre più precario.

Perchè arrivare a tale conclusione? Per favorire l'ingresso di questo beneficio, sono stati soppressi il Sia (Sostegno all'Inclusione Attiva) e la carta Asdi (Assegno sociale di disoccupazione), entrambi entrati in vigore nell'anno corrente.

Sembra, dunque, che non sia possibile tenere in vita insieme delle prestazioni sociali e cercare con esse di combattere la povertà, la disoccupazione ecc.



Ciò che non ci deve stupire, ancora una volta, sono i criteri con i quali verrebbe elargito tale contributo economico.

Non potendo perdurare più di 18 mesi, così come stabilisce proprio il provvedimento, ne potrebbe beneficiare quella piccola percentuale di italiani che si trovano in una condizione di povertà quasi assoluta. 

Sono richiesti, alle fasce più deboli, dei livelli di reddito Isee troppo bassi per coprire tutti coloro avrebbero diritto di beneficiarne. In minima parte, minori, disabili, over 50 ecc., idonei nel ricevere il contributo, dovrebbero contrastare nel breve tempo possibile (appunto meno di due anni) la loro condizione di povertà e cercare di uscirne con l'aiuto del contributo erogato.

Ancora una volta, quindi, ci ritroviamo a osservare un Welfare State che più che universalistico, sta diventando molto categoriale.

Ci dovremmo chiedere, perciò, se si tratta dell'ennesimo bluff italiano o se il governo stia tentando nuove strade per rimettere “in carreggiata” le finanze del Paese stesso e raggirare così la crisi economica.

A voi i commenti!


Giorgia Tagarelli

Diritto allo studio: ecco quale sarà la "rivoluzione"





Chi dice che studiare abbia un costo, beh, da settembre dovrà cambiare idea. 

Eh si, perchè per quanto riguarda il mondo delle matricole universitarie (e non solo) le cose stanno per subire una correzione di rotta.

Grazie alla recente Legge di Bilancio, chi si iscrive ad un Ateneo Pubblico, sia al primo anno o di anni successivi al primo (compreso le magistrali, quindi a ciclo unico) e ha un reddito ISEE fino a 13.000 euro sarà esentato dal pagare le tasse universitarie. Ovviamente, questo non includerà l'imposta regionale e il bollo ma è già un grande ed importante cambiamento per il mondo dell'Istruzione.

Come afferma lo stesso Miur – acronimo di Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca – “continuare gli studi dopo la maturità è un investimento importante per il futuro: avere una laurea aiuta a trovare lavoro, offre opportunità di crescita personale e carriere migliori.”

Leggere queste parole, certo, ci fa sperare in un futuro un po' più positivo. 
Dopo tanto tempo, forse, verrà premiato chi ha scelto di proseguire nei suoi studi. È chiaro che la politica italiana non deve fermarsi solo a questi tipi di provvedimenti.





Con la nuova normativa, il Diritto allo Studio Universitario (DSU) promuove la possibilità di proseguire gli studi fino ai livelli più alti, arrivando anche a garantire un sostegno economico a studentesse e studenti per affrontare le spese di questo percorso. 

Si parla, dunque, di “NO TAX AREA”, che darà la possibilità anche a chi ha un ISEE compreso tra i 13.000 € e i 30.000 € di beneficiare di riduzioni delle tasse universitarie.

Ma anche gli studenti che si iscrivono ad anni successivi al primo avranno delle agevolazioni. La differenza consisterà nel fatto che non si deve solo soddisfare il requisito economico, ma anche quello di merito. Essere in regola con gli esami, non essere fuoricorso e avere un certo numero di crediti (CFU).

Un'altra novità riguarderebbero i dottorandi di ricerca: a prescindere dal reddito, se non sono beneficiari di borsa di studio non pagheranno nè tasse nè altri contributi di vario genere. 

Il valore dello studio, dunque, è uno di quelli più importanti da sempre. Non è lo stare solo sui libri che rende saggi. Sicuramente contribuisce in una buona parte e migliora l'esperienza dell'essere umano, in questo caso del giovane che prende in mano la sua vita e tenta di farne un capolavoro.

Giorgia Tagarelli