mercoledì

"Orlandino Greco: fenomenologia di un vincente".


La storia politica di Orlandino Greco è viva di episodi, battaglie, sconfitte e vittorie. Come qualsiasi politico che si rispetti ci sono luci ed ombre che avvolgono il percorso.

E, appunto, Orlandino Greco non fa eccezioni, provocato verbalmente nelle ultime ore, per una scelta - il patto con la Lega - che viene vista con grande riluttanza da alcuni media.

Una scelta che, però, distoglie lo sguardo dalla sua vera essenza politica che intinge le mani in una certa e spassosa genialità.

Solo una mente navigata e pronta ai cambiamenti, come quella di Orlandino Greco, poteva arrivare ad un accordo politico che sembra, al di là del paradosso, una naturale dinamica politica.

Due movimenti che diventano partiti autonomi e che, con il passare del tempo, diventano nazionalisti progredendo la loro identità verso un'unione d'intenti che tenga a cuore, e con maggiore enfasi, le zone geografiche di propria competenza.

Due partiti, Lega e Italia del Meridione, che partono lontani ma che racchiudono in esse le stesse e identiche ragioni.

Un legame più che naturale che forse sancisce il definitivo abbattimento di ogni divisione politica, perché non solo Italia del Meridione scende a patti con la Lega ma anche quest'ultima fa lo stesso, esaudendo quel bisogno primario di trovare terreno fertile al Sud, dove, soprattutto in Calabria, non fa scandalo che Forza Italia sia il primo partito, e dove, per l'appunto, la Lega, già da tempo riesce ad avere un seguito importante con un'ascesa costante.

Orlandino Greco ha così cavalcato l'onda di questo cambiamento portando avanti un patto politico che ha avuto già il suo primo atto durante le provinciali, a dicembre, e che ora vede un partito del Sud arrivare ad un accordo storico e che perché no, utile per tenere a bada scelte di poco conto per il Meridione.

Se Lega vuole agire sempre di più al Sud, allora che agisca con qualcuno al suo fianco che faccia le ragioni del Sud. E in un'epoca dove non esistono più schieramenti politici e dove ognuno ha trascorsi da una parte e dall'altra, rappresentare le ragioni della propria Terra è quanto di più necessario possa esserci.

E per Orlandino parlano i risultati, basti vedere Castrolibero come sia cresciuta in 20 anni passando da comune limitrofo a territorio fondamentale per tutta l'area urbana di Cosenza, non cadendo in baratri finanziari come Rende o la stessa Cosenza; facendo crescere la propria popolazione con nuove infrastrutture, palazzi, servizi e zone verdi per bambini.

Riuscendo sempre ad accontentare la maggior parte dei cittadini che, anche nell'ultima campagna elettorale, hanno strapremiato la compagine politica di Orlandino. E, anche in questa battaglia amministrativa, l'opposizione nei suoi confronti è stata forte ma, a conti fatti, nulla ha potuto per fermare la riconferma del Greco.

Naturalmente ci sono anche tanti elementi che fanno da contraltare all'operato di Orlandino Greco, tante volte lo abbiamo segnalato, come la poca attenzione su alcune aree del territorio, ma sempre in un dibattito aperto e che lo vede presente ad ogni attacco, senza mai risparmiarsi ed essendoci per una risposta nel bene e nel male.

È forse l'unico politico che è stato condannato da alcuni media prima di una sentenza; dichiarato sconfitto prima di una sconfitta; morto politicamente prima della sua fine; vincitore senza opposizioni; e nonostante tutto rimane ancora sulla cresta dell'onda essendo libero e così scevro da ogni condizione puntata dall'alto, scegliendo in autonomia - insieme al suo partito naturalmente -  il suo percorso.

Se ne possono dire tante su Orlandino, e tante volte lo abbiamo fatto anche noi, ma non che sia schiavo di partiti o poteri calati dall'alto: questa scelta autonoma a favore della Lega dimostra la sua capacità di saper leggere i tempi che arriveranno e la sua competenza politica che vede, in Castrolibero, la sua massima espressione.

venerdì

"La città di Mendicino avrà a disposizione un'altra offerta politica che vedrà il Prof. Raffaele Vena come candidato a Sindaco".

 

Docente in un importante Liceo della città, ricopre la carica di consigliere comunale da 23 anni ed ha ricoperto incarichi governo nella cittadina delle Serre.

Già Vice Sindaco e assessore è considerato un amministratore fattivo e competente e a lui è legato l'avvio di importanti opere pubbliche quali il centro di raccolta, il parco fluviale e il piano di gestione forestale.

Nelle scorse due consiliature è stato fra i banchi della minoranza, distinguendosi per la pertinenza e la compostezza dell'azione politica improntata ad un confronto duro ma sempre costruttivo e rispettoso dei ruoli consiliari.

"È con un forte senso di responsabilità - continua la nota - che accolgo e faccio propri il sentimento di riscatto e la voglia di cambiamento che viene dalla comunità mendicinese e raccolgo, con serenità e fiducia, le sfide che ci aspettano con la consapevolezza che l'energia da mettere in campo per risanare il tessuto della nostra cittadina, sofferente come mai prima, non sarà di poco conto.

Lavorerò fin da subito alla creazione ad un contesto di squadra che esalti le professionalità, i saperi, la creatività, la competenza e il talento che è in grado di offrire la nostra comunità.

L'invito e l'augurio è quello di una riflessione nel segno della rimozione dei contrasti e delle difficoltà al confronto che caratterizzano l'attuale discussione politica a favore del superamento dei personalismi ideologici della ricerca di una maturità politica che spinga oltre il recinto dell'appartenenza.

Si tratta - continua la nota - di instaurare un clima distensivo e di collaborazione nellinteresse del paese e dei suoi abitanti. Mendicino è di tutti noi e, unendo le migliori forze, possiamo dare un contributo utile alla crescita dell'intera comunità.

La buona politica deve uscire dal chiuso per aprirsi al territorio, deve guardare al futuro della città, deve misurarsi con i problemi dei cittadini, ridando centralità al paese, alla persona, con i suoi diritti e i suoi bisogni.

Chi ambisce alla carica di sindaco deve farsi garante e portatore di giustizia sociale che miri a realizzare quanto è necessario per i nostri giovani, per le tante famiglie che vivono in condizione di disagio sociale ed economico, per i fragilie gli anziani, suscitando legittime speranze fra i propri amministrati.

Il programma che andremo a realizzare e che sarà frutto di uno sforzo collettivo e di condivisione metterà al centro la persona umana e il territorio che dovrà ritornare a standard di decoro urbano dignitosi e la cui promozione avverrà attraverso l'esaltazione delle eccellenze di cui è ricca la nostra città, dalla storia, ai mestieri, all'arte, alle tradizioni, allenogastronomia e all'associazionismo.

La nostra proposta avrà un un punto cardine nella cultura intesa come valorizzazione della nostra identità e della nostra storia e terremo alta l'attenzione verso il mondo della scuola istaurando una costante collaborazione con gli istituti cittadini, proprio perché le nuove generazioni rappresentano il propulsore, l'anima e e l'essenza più vitale del paese ltalia e la cui cura rappresenta il vero investimento per prevenire forme di devianza e violenza che stanno minando la tenuta della nostra società sempre più fluida, individualista e distratta.

Nei prossimi giorni, apriremo una serie di tavoli di trattativa nella convinzione di rappresentare un punto di riferimento politico qualificato e dotato delle competenze necessarie a vincere le complesse sfide del futuro e capace di assicurare una guida non solo politica ma soprattutto culturale in grado di interpretare le dinamiche contemporanee che le città del nuovo millennio dovranno fronteggiare".

giovedì

Inter: "Tre enigmi da risolvere per arrivare alla perfezione".

 


Siamo già davanti un bivio interessante. I prossimi impegni, infatti, metteranno già a dura prova il gruppo di Simone Inzaghi che ha già dato un segnale forte al campionato con una vittoria schiacciante su una diretta concorrente come l'Atalanta.

E le prossime partite diranno di più su dove può arrivare questo gruppo con quello snodo pericoloso fra esordio in Champions contro il City - fuori casa - e il Derby che si preannuncia infuocato.

L'Inter ha però la sicurezza di chi, dopo una mezza frenata, ha già chiaro l'obiettivo e il metodo per arrivarci: il gioco totale, senza dar respiri all'avversario e facendo delle fasce laterali i suoi punti di forza.

Ma a brillare non sono solo i titolari: Frattesi e Ziliesky, infatti, sono pronti a prendersi l'Inter in mano, Inzaghi permettendo. Il suo, a conti fatti, è sempre un approccio molto moderato con gli ultimi arrivati, anche se Frattesi ormai è diventato un veterano che stenta a trovare la via della continuità parlando di presenze in campo. A bloccarlo è un dato puramente tecnico: il Mister lo vede come sostituto naturale di Barella e non di Mkhitaryan che ha, invece, una predisposizione ad esser affiancato a Zieliński, il quale, ormai è pronto per il suo esordio in campionato.

Ma la stagione è lunga e questa Champions porterà ad un cambio di titolari più sostenuto e certamente meno matematico.

La sosta per le nazionali porterà indietro giocatori più stanchi e un recupero più lungo per tutti. La rosa non è corta e, soprattutto in mezzo e nel reparto difensivo, la girandola degli interpreti è ben oleata.

Fra gli aspetti negativi, invece, da tenere in considerazione, si affacciano tre quesiti:

1-a destra Darmian è da considerare ancora un fluidificante di spessore per big match? E dumfries è davvero in questo momento superiore al buon Matteo?

2-Per far rifiatare Chalanoglu, Asslani è ancora la scelta più indicata oppure meglio adattare Mkhitaryan in regia?

Infine, 3-il reparto offensivo è all'altezza per una stagione così lunga se si fa eccezione del tris Lautaro-Thuram-Taremi?

Il futuro dell'Inter gira intorno a questi tre quesiti e forse un'altra incognita che valuteremo nel tempo come il centrale difensivo.

Davide Beltrano



martedì

Cos'è Sanremo 20-24?


È Irama che porta la canzone più bella del Festival ma che non vincerà sicuramente.

È la Mannoia che provoca le coscienze dei maschilisti e la Bertè che si racconta in un brano forte e divertente.

Sono Emma e Annalisa che si divertono senza pressioni di classifiche con brani che spopoleranno in radio e che puntano alla forza dei loro incisi.

È Alessandra Amoroso che si cuce addosso un brano "furbetto", creato ad hoc per la vittoria.

Sono i Negramaro che, insieme ad Irama, hanno la canzone più bella del Festival, ma sbagliano i volumi fra voce e strumenti e in molti non si accorgono appieno della bellezza del loro brano.

Sono i The Kolors che ci prendono gusto con i ritmi che trascinano in radio. Il Volo che provano a giocarsela sulla melodia ma che non sfondano proprio stavolta; Diodato che porta un brano lontano dalla sua qualità cantautorale.

Nek e Renga che cantano forse la canzone peggiore della loro carriera; sono i Ricchi e Poveri quasi imbarazzanti. È Angelina Mango che fa Madame in un pezzo che funziona, però, di Madame, gusto personale in quanto la adoro, ce n'è solo una.

È Gazzelle che fa il Gazzelle, e menomale; Mahmood che riprova il colpa da 90 ma stavolta ci va lontano; è Sangiovanni che boh... Geolier perché!? Alfa che almeno indossa un bel paio di Jordan. 

È un Festival così così, senza grandissimi acuti ma con tanti tormentoni radiofonici. Perché la musica ormai va in tre minuti. Non ascolta più nessuno, esclusi i "fan" veri, un album intero.

Più canzoni per entrare in sigle su Tik Tok piuttosto che brani con testi importanti.

Salviamo la musica da questo futuro imbarazzante.

Viva il Festival, comunque vada... e ovunque vada!!

IlFolle

giovedì

Serena Viapiana: “Ascoltare gli adolescenti nel loro malessere. Suicidio e problematiche giovanili nel mondo di oggi”.


Quella della cultura della prevenzione al suicidio è un tema delicato e che sta avendo una sua importanza primaria proprio nell’ultimo periodo. 

È una sorta di barriera pericolosa da far crollare per comprendere meglio i nostri giovani, per andare a fondo di alcune tematiche che troppo spesso, magari per reticenza, vengono omesse soprattutto in famiglia. 

<<Parlare del malessere dei giovani è il primo passo per abbattere questo muro d’incomunicabilità fra la nuova generazione e il resto del mondo circostante>>, ci spiega la dottoressa Serena Viapiana, pioniera di questo nuovo processo educativo. 

<<A volte, non sentirsi sbagliati per un pensiero negativo può rendere queste fragilità meno aliene, ma come parte di un processo di maturazione che ogni persona compie nella propria vita>>. E continua: <<Non abbassiamo la guardia, ma cerchiamo i segnali di questo disagio concentrandoci di più sugli affetti e spingendo al minimo la frettolosità delle nostre azioni quotidiane>>.

Dettami e un focus finalmente importante per capire più a fondo gli adolescenti per i quali, la percentuale di suicidio è aumentata vertiginosamente negli ultimi anni, arrivando ad essere un vero e proprio problema all’interno della nostra società. 

Farsi delle domande secondo la dottoressa Viapiana, è di grande priorità per non sottovalutare la questione: <<Cosa posso fare di più per aiutare mio figlio?; “Perché si isola spesso?; Ma forse dovrei avere meno vergogna e portarlo da uno psicologo come primo passo?. Tutto questo renderà la fragilità non più una chimera ma un punto di partenza per migliorare e ovviare a qualsiasi problematica>>.

Dinamiche giovanili che rendono l’invito alla riflessione come unico snodo cruciale per andare più a fondo alla questione, tra dibattiti e azioni concrete mirate esclusivamente al bene collettivo che mai come in questo caso, diventa elemento imprescindibile per salvare il futuro delle nuove generazioni. 

Basta pregiudizi e paure: la rivoluzione personale si fa sempre partendo da un atto di coraggio. Anche l’ultima notizia, del suicidio di un 45enne all’Unical, deve far pensare che questo è un problema non solo dei giovani ma di una e più generazioni risucchiate da questo mondo così “pesante”.