lunedì

Innovazione e tradizione si sono incontrate al “Pieralisi Day”: una giornata dedicata all’eccellenza olearia


– 𝑨𝒍 𝑷𝒊𝒆𝒓𝒂𝒍𝒊𝒔𝒊 𝒅𝒂𝒚 𝒍𝒂 𝑪𝒂𝒍𝒂𝒃𝒓𝒊𝒂 𝒆̀ 𝒑𝒓𝒐𝒕𝒂𝒈𝒐𝒏𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒈𝒊𝒐𝒓𝒏𝒂𝒕𝒂 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒅𝒊𝒄𝒂𝒕𝒂 𝒂𝒍𝒍’𝒂𝒓𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒆𝒔𝒕𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒐𝒍𝒊𝒐 𝐞𝐱𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐠𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐨𝐥𝐢𝐯𝐚 –

L’appuntamento è stato promosso dall’azienda Pieralisi, leader internazionale nelle soluzioni per la lavorazione dell’olio d’oliva. L’evento, ormai punto di riferimento per produttori, tecnici, imprenditori e appassionati dell’“oro verde”, ha rappresentato una preziosa occasione di confronto tra tradizione produttiva e innovazione tecnologica.

Il tutto si è svolto presso la splendida cornice del ristorante agriturismo Feudo delle Querce a Maida, luogo immerso nella natura e perfetto per accogliere un incontro che ha saputo coniugare saperi antichi e visione moderna. L’atmosfera rilassata ma professionale ha reso l’evento ancora più efficace, facilitando il dialogo tra operatori del settore, tecnici, accademici e rappresentanti aziendali.

L’iniziativa ha offerto ai partecipanti l’opportunità di conoscere da vicino gli sviluppi più recenti della ricerca applicata al settore oleario, presentando tecnologie all’avanguardia, soluzioni sempre più sostenibili ed efficienti e strumenti pensati per migliorare l’intero processo estrattivo, dalla qualità del prodotto finale alla riduzione dell’impatto ambientale.

A fare gli onori di casa sono stati i vertici aziendali: l’Amministratore Delegato Aldino Zeppelli, il Chief Commercial Officer Davide Cattaneo e il South Europe Region Manager Emanuele Pascucci, che hanno accolto il pubblico e sottolineato l’impegno dell’azienda Pieralisi nel mantenere vivo un legame diretto con il mondo produttivo e con i territori. Un dialogo continuo che, come dimostrato dall’evento, ha l’obiettivo di valorizzare la tradizione olearia italiana rafforzandola con le migliori tecnologie disponibili sul mercato.

Grande spazio è stato dedicato al settore ricerca e sviluppo, cuore pulsante della strategia industriale dell’azienda. Le tecnologie presentate hanno messo in evidenza la capacità di coniugare elevate prestazioni, risparmio energetico e sostenibilità ambientale. Un percorso di crescita coerente con le sfide dell’agricoltura moderna e con le esigenze di un mercato sempre più attento alla qualità e alla tracciabilità dei prodotti.

Uno dei momenti più attesi della giornata è stato l’intervento del Prof. Maurizio Servili, Ordinario di Scienze e Tecnologie Alimentari presso l’Università di Perugia, che ha affrontato il tema dell’innovazione tecnologica in frantoio, soffermandosi in particolare sul controllo delle temperature nei processi di lavorazione e sull’impatto che tali accorgimenti hanno sulla qualità organolettica e nutrizionale dell’olio extravergine d’oliva. La sua analisi ha fornito spunti concreti a frantoiani e operatori del settore, dimostrando quanto la ricerca scientifica possa tradursi in vantaggi pratici per tutta la filiera.

Di grande rilievo anche l’intervento del Prof. Alessandro Leone, Ordinario di Macchine ed Impianti per la Trasformazione all’Università di Bari “Aldo Moro”, che ha illustrato le più recenti innovazioni nel controllo di processo, finalizzate a migliorare l’estraibilità dell’olio e a incrementare la sostenibilità complessiva degli impianti. L’intervento ha evidenziato come sia possibile ottimizzare le rese e ridurre gli sprechi, senza compromettere la qualità del prodotto.

Mentre i due professori hanno offerto una panoramica generale sulle nuove innovazioni, Sofia Luchetti (Marketing & Communication Manager) e Roberto Bilò (Senior Technical Manager) sono entrati nello specifico delle tecnologie Pieralisi, illustrando come queste siano state sviluppate, testate sul campo in collaborazione con l’Università e calibrate in funzione delle esigenze reali del mercato. Un’analisi approfondita dei prodotti, con particolare attenzione alle soluzioni più innovative e ai risultati concreti raggiunti.

Infine, Domenico Occhiogrosso, Bari Site Service Supervisor, e Stefano Ponzetti, Global Service Manager, hanno posto l’attenzione su un tema cruciale: la manutenzione preventiva come leva strategica per salvaguardare gli impianti, garantirne affidabilità e continuità produttiva, e mantenere nel tempo la qualità dell’olio. Una manutenzione ben pianificata non è solo un obbligo tecnico, ma un vero investimento sul valore e sull’efficienza dell’intero ciclo produttivo.

Il “Pieralisi Day” si è così confermato un appuntamento di riferimento per l’intero comparto oleario, capace di unire contenuti scientifici, aggiornamento tecnico e visione industriale. Un evento che ha saputo mettere al centro le esigenze dei produttori, offrendo loro risposte concrete e strumenti per affrontare con fiducia le sfide del futuro, senza mai dimenticare le radici profonde di un mestiere antico quanto prezioso.

giovedì

Il peso di un’idea: oltre il “Che” icona.

 

Che Guevara non era un santo, altroché.


Era un guerrigliero, e come tale era amato e odiato.

Perché le rivoluzioni non sono mai giuste, se non quelle fatte per “la fame”. E a Cuba ce n’era, di fame.


Certo, ce n’è stata anche dopo, ma questo è un altro discorso. Ecco perché Che era oltre anche al comunismo stesso.


Come puoi chiamare, se non positivamente, uno che ha lasciato una comoda carriera da dottore per aiutare i soppressi e coloro che vivevano in dittature?


Ci si ricorda – sbagliando – solo di Cuba, eppure tanti sono i Paesi in cui l’eco della rivoluzione ha portato il Che ad essere presente.


A prescindere da ogni colore politico… come lo chiami tutto questo?


Che Guevara era scomodo anche per i comunisti stessi.

Basti pensare che tante volte, dall’Unione Sovietica, lo chiamavano “amico scomodo”.

Quella scomodità era diventata un problema perfino per il nuovo governo di Cuba.


Molti hanno un’idea semplicistica di Che Guevara: – il rivoluzionario comunista,

oppure – colui che uccideva.


Due modi sbagliati di raccontarlo.

Perché non tengono conto di tanti elementi, come la storicizzazione delle sue gesta e una sua matrice comunista che, paradossalmente, aveva davvero poco a che vedere con il comunismo cresciuto nell’Unione Sovietica. 


Per me, lui è la vera figura del comunismo.

Come Berlinguer.

Due che hanno trasformato quell’ideologia, prendendone solo la radice più pura e altruista.


Sarò per sempre dalla tua parte, Che.

In ogni luogo.

In ogni ufficio.

In ogni mio passo,

il tuo esempio sarà sempre presente.


– IlFolle


martedì

Referendum, crisi esistenziale: chi ha ucciso la partecipazione?


Il fallimento dei cinque quesiti referendari non è un semplice fatto politico. È una ferita aperta alla democrazia partecipativa. E se a premere con forza su quella ferita sono le massime cariche dello Stato, allora non possiamo più girarci dall’altra parte. Non possiamo più fingere che tutto vada bene. Non possiamo più derubricare l’astensionismo a un semplice dato statistico.

Il Presidente del Consiglio che annuncia pubblicamente che andrà al seggio ma non ritirerà le schede. Il Presidente del Senato che dichiara da settimane di non voler votare. È lecito? Sì. È legittimo? Sì. Ma è giusto? No. Perché la giustizia non è solo legalità, è anche esempio. E l’esempio pesa. Soprattutto quando arriva da chi rappresenta l’unità del Paese o guida una delle più alte istituzioni della Repubblica.

Dall’altro lato, una Sinistra che ha appoggiato il referendum per regolare i conti col proprio passato, come se fosse un’appendice del Jobs Act renziano, un modo per redimersi davanti a se stessa. Ma le intenzioni non bastano. Perché se non c’è chiarezza, se non c’è coinvolgimento reale del popolo, se non si educa al voto e alla complessità dei quesiti, allora tutto si sgonfia. Come è successo.

E allora il problema è il quorum? Sì, anche. Quella soglia della metà più uno degli aventi diritto è ormai una montagna invalicabile. Un meccanismo pensato in un’altra Italia, dove il senso civico si trasmetteva come un’eredità. Oggi invece serve un ripensamento: perché non calcolare il quorum in base ai votanti delle ultime elezioni politiche? Sarebbe un sistema più equo, più aderente alla realtà, che renderebbe la partita contendibile. E magari restituirebbe dignità a uno strumento che oggi muore sotto l’indifferenza generale.

Ma non è solo il quorum a soffocare il referendum. Anche il numero delle firme necessarie per presentarlo – oggi 500.000 – rischia di essere un ostacolo troppo basso o troppo alto, a seconda dell’uso che se ne fa. Troppo basso se diventa solo un’arma nelle mani dei partiti per fare battaglie mediatiche. Troppo alto se si vuole davvero rappresentare la volontà di un popolo.

E poi, diciamocelo, in un’Italia che legge sempre meno, dove la complessità spaventa, dove i temi vengono manipolati a colpi di slogan, i referendum sono diventati un labirinto incomprensibile. Un esercizio civico che richiede studio, pazienza, attenzione. Tutte cose che oggi sembrano in via d’estinzione.

Allora forse è il caso di chiederci davvero: vogliamo salvare il referendum o vogliamo continuare a farlo morire in silenzio? Perché se la democrazia è partecipazione, oggi siamo al minimo storico. E non serve più solo una riforma. Serve una rivoluzione culturale.

Una rivoluzione dove il voto torni a essere non solo un diritto, ma un dovere sentito. Dove andare al seggio non sia un fastidio da schivare, ma un gesto che racconta chi siamo.

Davide Beltrano

giovedì

"Desetacasa: uno showroom per immaginare, progettare e abitare con stile".


Ha aperto Desetacasa: a Luzzi un nuovo showroom per immaginare, progettare e abitare con stile.

La volontà di creare un punto di riferimento sul territorio. Uno spazio non solo espositivo ma anche di ascolto, consulenza e ispirazione. Un luogo dove sentirsi a casa e seguiti in ogni fase del progetto.

È questo lo spirito con cui nasce Desetacasa, il nuovo showroom che aprirà oggi, 3 giugno 2025, a Luzzi (CS), in Contrada Gidora – Zona Industriale, presso il centro produttivo Costruire Srl.

L’apertura si inserisce in un contesto più ampio di rilancio del territorio calabrese e dell’area industriale circostante, sempre più orientata ad accogliere nuove attività produttive e commerciali, segnando un importante segnale di fiducia nella ripresa economica locale.

Uno showroom esperienziale con soluzioni su misura: pavimenti, rivestimenti, arredo bagno, sanitari, rubinetteria, sistemi per la sicurezza domestica. Con Desetacasa, infatti, il concetto di showroom si evolve: non più solo uno spazio dove guardare, ma un luogo dove immaginare, creare e realizzare la casa che si desidera, con uno sguardo attento alla qualità e alla bellezza del vivere quotidiano.



lunedì

Rende sceglie Sandro Principe: “La storia siamo noi” . Riflessioni sul verdetto.

 


Ha vinto Sandro Principe. Ha vinto la grandezza del passato che ora diventa futuro. Un dato netto, schiacciante, forse più di quanto ci si aspettasse. Perché, diciamoci la verità: la vittoria di Principe era un pronostico facile. Un po’ più difficile preventivare una vittoria con percentuali così alte. Un po’ per la forza degli avversari. Un po’ per i dissapori interni alla sinistra che potevano magari togliere qualcosa a Sandro Principe. E invece è stato l’esatto contrario: il leader che batte il partito. Il leader che sbaraglia tutti e ritorna ad amministrare un territorio ancora con le ferite aperte.

Il dopo Manna era molto difficile da gestire. Lo era per la destra che, con Ghionna, ha comunque fatto un ottimo percorso. E lo era soprattutto per Bilotti, ingabbiato ormai nel declino totale del Partito Democratico.

Per Principe è stato più semplice. È stato il leader politico che si è battuto su più fronti per dire no alla città unica. In molti avevano paura di esporsi in quel periodo, già convinti di progetti che avrebbero portato all’unione dei tre comuni. Sandro Principe, invece, è rimasto al suo posto. Con le sue convinzioni. Le sue certezze. La sua storia. Quella storia che tanto ha sbandierato in questa tornata elettorale, quasi come un sigillo di fiducia e lealtà nei confronti della sua Rende.

E i cittadini, che negli anni passati avevano provato a cambiare rotta, hanno compreso che forse l’usato sicuro in politica non è poi così negativo. Anzi, in termini territoriali, chi meglio conosce il territorio ha forse più chance di essere compreso dai cittadini.

Non c’è niente di sbagliato in questo. Una comunità vuole sentirsi sicura. Vuole vedere le proprie istanze portate in alto, nell’attenzione di un’amministrazione. E molti cittadini, dopo anni di superficialità, hanno puntato su chi meglio sentiva questo senso di appartenenza alla loro città.

Dall’altra parte gli sconfitti, con l’amarezza più atroce per Bilotti e il Partito Democratico, completamente annientati dal valore politico e morale di un leader da loro ritenuto ormai “il passato”. Si mettono in coda agli sconfitti anche i 5 Stelle, ancora una volta con risultati fragili sul territorio rendese.

Adesso, invece, arriva la sfida più audace: fare di Rende la città dei rendesi. Quei rendesi che si sentivano derubati da un commissariamento che aveva annichilito ogni senso di appartenenza. Rendesi che ora vogliono una guida forte e, poco importa se per questioni anagrafiche Principe non rappresenta il futuro: ora, come ora, conta la storia. E la storia ha emanato il suo verdetto. “La storia siamo noi”, cantava De Gregori. E Sandro Principe, con queste elezioni, chiude da vincitore: “nessuno si senta offeso”.

Davide Beltrano