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lunedì

Le leggi, in Italia, sono uguali anche per gli stranieri?




Come è noto a tutti, in questi giorni si sta discutendo sulla vicenda legata al riconoscimento della cittadinanza italiana ai bambini stranieri nati sul territorio nazionale.
Già nel 2015, la questione era stata portata alla luce subito dopo l'approvazione, da parte della Camera dei Deputati, delle modifiche alla legge n°91/1992 e altre disposizioni in materia di cittadinanza.

Ma analizziamo meglio ciò che sta accadendo da quando, a distanza di due anni, le modifiche alla legge sono "approdate" in Senato.
Partiamo proprio da una semplice spiegazione su cosa è e cosa comporta lo Ius Soli.

Dal latino «diritto del suolo», si intende con esso l'acquisizione della cittadinanza in una data Nazione come conseguenza del fatto che si è nati sul territorio indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.

Contrariamente allo Ius Sanguinis – diritto del sangue – che indica invece la trasmissione alla prole della cittadinanza del genitore.
Quest'ultimo è proprio quello adottato dal nostro Paese, a differenza di ciò che accade, ad esempio, negli Stati Uniti, dove viene applicato lo Ius Soli puro, ossia il riconoscimento in modo automatico e senza condizioni.

                        


Per rendere quindi più semplice tale applicazione e modifica della suddetta legge, la Camera ha previsto l'introduzione dello Ius Soli temperato.

Ma con la specifica “temperato” a cosa si potrebbe andare incontro? Beh, la questione è piuttosto semplice: possono fare richiesta e avviare le procedure per il riconoscimento, solo chi è nato da genitori stranieri in Italia e che abbia uno dei due genitori che sia in possesso del permesso di soggiorno, risiedendo nel Paese legalmente e in via continuativa da almeno 5 anni.

Come si può capire, quindi, le articolate differenziazioni sullo Ius Soli hanno fatto sì che quest'ultimo non solo fosse oggetto di scontro fra i vari partiti all'interno del Governo Italiano, ma anche e soprattutto l'ennesima “bagarre” tra Stato e Chiesa.

Dunque, dopo questa breve analisi, tocca proprio a te, gentile lettore!
Cosa ne pensi della legge che trae le sue origini dall'Antica Grecia e Antica Roma (addirittura fu resa applicabile dall'Imperatore Caracalla)?


Giorgia Tagarelli

Mario Caligiuri: 'Le evidenti connessioni fra immigrazione e terrorismo'.


Mario Caligiuri affronta il problema del terrorismo e lo fa partendo proprio dall'immigrazione. Uno dei temi più caldi è proprio quello di capire se c'è un'interconnessione fra terrorismo e immigrazione, oppure se questo sia solo una sorta di stratagemma per distogliere l'attenzione da altro. 

Per Mario Caligiuri il problema ha una risposta certa, e quella risposta è categorica: "Sì, esiste una connessione stretta fra immigrazione e terrorismo". Il Docente Caligiuri però precisa che è nel medio e lungo periodo che i rapporti fra terrorismo e immigrazione sono non evidenti ma evidentissimi. 

E' bastato questo video su fb di pochi secondi, per scatenare la discussione, anche perché questo del terrorismo è un tema purtroppo al momento senza soluzione;  mentre tanti altri docenti non si sono espressi sulla questione, evitando interviste e quant'altro, Mario Caligiuri ci ha messo la faccia dicendo la sua. Un'opinione precisa e chiara, che dall'impressione che avrà presto un seguito.

E forse è anche questo un nuovo modo di comunicare per i giovani: piccoli video per capire meglio, partire da un dettaglio per arrivare al contesto generale, e Caligiuri è sempre stato attento a queste nuove tendenze del web e soprattutto delle nuove generazioni.

Quindi si parte da questo dato incontrovertibile: l'immigrazione nel medio e lungo periodo è strettamente collegata al terrorismo, non ci sono dubbi, e naturalmente non si cerca di fare di tutto l'erba un fascio, ma le dinamiche della stretta connessione vanno rintracciate sul lungo periodo, sta proprio lì il tallone d'Achille della lotta all'antiterrorismo e chissà, il Professore Mario Caligiuri continuerà questo discorso approfondendo la tematica trattata dal suo profilo personale. Staremo a vedere.