lunedì

L'Italia è ancora fondata sul lavoro?




È risaputo ormai che, con il crescere della crisi economica, diventa sempre più difficile il sostentamento per i cittadini italiani nella vita di tutti i giorni. Ma chi continua ancora a farne le “spese” sono i giovani che, a dispetto della vecchia generazione, fanno sempre più fatica ad autodeterminarsi. 

È più complesso, per i giovani italiani, trovare stabilità e accedere a quelle sicurezze lavorative e abitative che hanno sostenuto le generazioni precedenti. 

I dati continuano ad essere allarmanti e sembrerebbe che ai “piani alti” della politica italiana non si riesca a trovare giuste soluzioni per contrastare il fenomeno della disoccupazione giovanile e far diminuire i livelli vertiginosi delle statistiche.

Ciò che preoccupa, inoltre, è il divario che diventa sempre più netto tra Nord e Sud. Sebbene in tutta Italia il fenomeno è in continua crescita, risulta, dagli ultimi dati Eurostat, che proprio la Calabria sia la regione italiana ed europea a registrare il maggior tasso di disoccupazione giovanile (58,7%). Si pensi anche alle recenti notizie riguardanti la provincia e la città di Reggio Calabria che registra il livello più alto d'Italia.




Ma allora la domanda nasce spontanea. Le cause sono solo da ricercare e da attribuire alla crisi economica, che ormai sconvolge le famiglie italiane da quasi 10 anni? O le politiche giovanili non sono poi cosi incisive ed elaborate ad hoc per cercare di combattere e contrastare tale fenomeno?

Intanto, si sente parlare sempre più spesso di “fuga dei cervelli”. Tale fantomatica fuga è solo uno degli aspetti che sta rimettendo in discussione tutto il sistema attuale delle politiche del lavoro. Pertanto, a rafforzare il concetto vi è anche il problema legato alla necessità di individuare nuovi strumenti contrattuali, capaci di rispondere con efficacia ai veloci cambiamenti della società e del mercato del lavoro. 

Soluzioni idonee e legali in grado di dare la possibilità ai giovani ragazzi di costruire le basi per il loro futuro, lasciare il nido familiare e mettersi in discussione verso la propria autonomia.


Giorgia Tagarelli

mercoledì

"Fra pochi giorni la pubblicazione del singolo di Daniele Riccio: PORTAMI CON TE".


E' da tempo che Daniele Riccio cercava una strada oltre quella dell'autoproduzione, perché per farsi ascoltare c'è bisogno dei migliori, di quelli che hanno prodotto mezza musica italiana e ora volgono lo sguardo altrove verso nuove promesse musicali. 

Daniele Riccio è un guerriero della musica, neanche ventenne, comunica il suo tormento interiore lasciandosi trascinare dalla musica, sua compagna di giochi e arma per lottare in questo mondo. Ma Daniele aveva bisogno di un grande della musica in Italia per poter estendere a più persone questo disagio, e come in un sogno questo grande è arrivato.

Sarà Dino Vitola a produrre il nuovo singolo di Daniele Riccio: "Portami con te", una sorta di immenso riconoscimento e attestato di stima nei confronti di Riccio, che può portare quest'ultimo nei grandi della musica.

Certo, la strada è lunga e il ragazzo dovrà avere la testa sulle spalle, ma Daniele è un guerriero di strada, uno al quale poco importa se ha davanti mille o due persone, perché ciò che si ha dentro non cambia a secondo del contesto, ma deve essere comunicato in egual modo, e Riccio lo sa bene.

Il suo brano è pop-delicato, potente al modo giusto e con un testo che si affida all'amore inteso come scelta esistenziale. Concetti maturi, da big della musica, concetti che provengono dal suo cantautorato che vista la giovane età, è da prendere seriamente in considerazione.

E allora mancano pochi giorni e poi potrete ascoltare 'Portami con te', sarà l'inizio... di un nuovo fenomeno musicale in Italia: DANIELE RICCIO!

martedì

'Come se non ci fosse un domani': il rock italiano è ancora vivo!


Avete presente quando vi arriva un manto di guaina dritto in faccia e voi non potete fare altro che cedere al peso dello schianto? Ecco, il nuovo album di Omar Pedrini ridà proprio la stessa sensazione. 'Come se non ci fosse un domani', è un album rock, e già questa dovrebbe essere una notizia! Perché in un mondo dove tutti si piegano ai compromessi, alle scelte elettroniche da pc per risparmiare sui costi, Omar Pedrini crea forse l'album rock italiano più importante degli ultimi anni. Lo fa fottendosi delle mode musicali, delle tendenze odierne, perché Omar ha sempre avuto un solo obiettivo: fare del rock a modo suo! E la sua è un'evoluzione pur rimanendo fedeli a se stessi.

L'album parte con il singolo omonimo di lancio: 'Come se ci fosse un domani'. Un pop rock che sta spopolando in radio. Trascinante e fresco, un tormentone 2017, ma un tormentone di spessore che punta tutto su un testo liberatorio. 'Partiremo su quelle astronavi, io e te, come se non ci fosse un domani', quasi un discorso all'ascoltatore, una sorta di discorso introduttivo per preparare il suo pubblico al grande viaggio musicale.

Una volta c'era il 'Fuoco sulla collina' del grande Ivan Graziani, ora quel fuoco è diventato a volontà! 'Fuoco a volontà' è forse il capolavoro rock dell'album: profonda, potente, un rock pulito dedicato agli ultimi, agli emarginati, a coloro che rimangono sotto il fuoco e da lì escono più forti. Batteria potente, chitarre sognanti, un brano con un sound internazionale, e poi quella frase 'Giovani, cristi del nostro tempo', tutto e niente, demonio e paradiso, benvenuti nel mondo rock di Pedrini.

'Dimmi non ti amo' ci fa ritornare su un filone più ironico, estivo, quasi a prepara il terreno per un nuovo singolo di lancio. Il rapporto d'amore più complicato che ci sia è sempre con l'altro sesso, e allora Pedrini ci gioca su, con provocazioni, poi riflessioni e infine la presa di coscienza della condizione umana di abbandonarsi ai veleni... della vita. Ritornello potente e disco che viaggia su livelli altissimi.

E adesso fermatevi tutti, prendete le cuffie, lasciatevi tutto alle spalle, ascoltare 'Il cielo sopra Milano' è un colpo al cuore, una dichiarazione d'amore nuda e cruda. Siamo all'apice massimo dell'album, una ballata struggente dove si ripercorre tutta l'essenza di questa città, tra amori ritrovati, bellezze che scorrono, suoni leggeri e sogni che non muoiono. Omar ha tolto dalla tasca il grande Jolly! Capolavoro per palati fini.

'Un gioco semplice' ci fa ritornare sulla Terra, ritmo più sostenuto e il racconto di una storia d'amore che deve andare oltre ai sessi, ai limiti, oltre ogni proibizione. Voglio Cecilia, e allora per lei farò di tutto, anche diventare gay. Se non è amore questo, dai, ditemelo voi!

E poi boom, arriva 'Angelo ribelle', si sale nuovamente su cime altissime, un rock potentissimo e un testo dannato, che descrive una donna forte, anticonformista, antipopolare, una donna d'assalto. Una canzone per non lasciarsi trafiggere dal dolore, dalle ferite, un monito per continuare ad andare avanti. E' forse il brano dell'album più adatto per i live, una scarica di adrenalina per far esplodere il pubblico nelle piazze. Ci siamo!

Alla traccia 7 'Desperation Horse', arriva il rock inglese, un'evoluzione di quello dei Beatles, e giocando con la fantasia, sono sicuro che se fossero ancora in attività, il gruppo britannico creerebbe brani del genere, e questo pezzo funziona, se vogliamo anche con atmosfere estive ma sempre, e questo mi piace sottolinearlo, rock! Una parentesi straniera in un album molto patriottico.

'Ancora lei' parte invece in stile Battisti, poi finisce la prima strofa e la batteria picchia forte. C'è tanta energia in questo album, ogni pezzo racconta una storia diversa trainata dal rock potente ma anche da testi che ci danno la forza per reagire, sì, un album per reagire da una ferita amorosa, dalle botte della vita, un album per fare resistenza! Per questo 'Ancora lei' non è un semplice brano che racconta un rapporto d'amore finito male, ma bensì l'inizio di un viaggio nuovo!

'Freak Antoni' è l'omaggio ad uno dei più geniali musicisti della nostra era; Freak era il genio demenziale dentro una canzone, lo sberleffo, l'ironia e la provocazione. Ma qui Omar non esalta tanto l'artista, quello sarebbe stato facile, qui Pedrini ci racconta invece quel rapporto d'amicizia che lo ha portato a conoscere il Freak al di fuori della musica, quel Freak che adesso manca da morire fra le luci di questa città, fra il tempo che passa, perché i momenti che attraversano la nostra pelle rimangono indelebili... nell'infinito.

'Sorridimi' chiude un disco da pelle d'oca, dove Omar Pedrini non fa sconti a nessuno: atmosfere prettamente rock e testi che sembrano avere tutti un denominatore comune: reagire e vivere! E allora 'Sorridimi e salveremo il mondo', ecco la speranza, la reazione oltre il tempo, le difficoltà, oltre tutto esistono le nostre storie, gioie, delusioni, e l'unico modo per viverla questa esistenza è non farsi mai abbattere.

'Come se non ci fosse un domani' è un album completo, fatto tutto al naturale senza ingressi elettronici da disturbo. Un album dove scorre del sangue, dove c'è il sudore di una vera e propria creazione artistica. Non ci sono bluff o scelte furbe, Omar Pedrini ha sfoderato uno degli album più belli della sua carriera e lo ha fatto evolvendosi ma rimanendo sempre fedele a se stesso. 
Il rock italiano è ancora vivo!!!

lunedì

Le leggi, in Italia, sono uguali anche per gli stranieri?




Come è noto a tutti, in questi giorni si sta discutendo sulla vicenda legata al riconoscimento della cittadinanza italiana ai bambini stranieri nati sul territorio nazionale.
Già nel 2015, la questione era stata portata alla luce subito dopo l'approvazione, da parte della Camera dei Deputati, delle modifiche alla legge n°91/1992 e altre disposizioni in materia di cittadinanza.

Ma analizziamo meglio ciò che sta accadendo da quando, a distanza di due anni, le modifiche alla legge sono "approdate" in Senato.
Partiamo proprio da una semplice spiegazione su cosa è e cosa comporta lo Ius Soli.

Dal latino «diritto del suolo», si intende con esso l'acquisizione della cittadinanza in una data Nazione come conseguenza del fatto che si è nati sul territorio indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.

Contrariamente allo Ius Sanguinis – diritto del sangue – che indica invece la trasmissione alla prole della cittadinanza del genitore.
Quest'ultimo è proprio quello adottato dal nostro Paese, a differenza di ciò che accade, ad esempio, negli Stati Uniti, dove viene applicato lo Ius Soli puro, ossia il riconoscimento in modo automatico e senza condizioni.

                        


Per rendere quindi più semplice tale applicazione e modifica della suddetta legge, la Camera ha previsto l'introduzione dello Ius Soli temperato.

Ma con la specifica “temperato” a cosa si potrebbe andare incontro? Beh, la questione è piuttosto semplice: possono fare richiesta e avviare le procedure per il riconoscimento, solo chi è nato da genitori stranieri in Italia e che abbia uno dei due genitori che sia in possesso del permesso di soggiorno, risiedendo nel Paese legalmente e in via continuativa da almeno 5 anni.

Come si può capire, quindi, le articolate differenziazioni sullo Ius Soli hanno fatto sì che quest'ultimo non solo fosse oggetto di scontro fra i vari partiti all'interno del Governo Italiano, ma anche e soprattutto l'ennesima “bagarre” tra Stato e Chiesa.

Dunque, dopo questa breve analisi, tocca proprio a te, gentile lettore!
Cosa ne pensi della legge che trae le sue origini dall'Antica Grecia e Antica Roma (addirittura fu resa applicabile dall'Imperatore Caracalla)?


Giorgia Tagarelli

martedì

Hai paura se dico 'Disabilità'?



Disabilità: una semplice parola che nel linguaggio comune può indicare una varietà di significati.
Per quel che mi riguarda, la disabilità è qualcosa che può solo arricchire la comunità e la società nella quale siamo inseriti.
Lo dice la parola stessa: disabili come “diversamente abili”. Hanno abilità specifiche e proprie che le persone normodotate spesso possono non avere o prendere in considerazione.

Pensate ad un cieco che non potendo vedere, deve acuire il suo “sesto senso”, ossia potenziare ad esempio l'udito per riconoscere voci, suoni e quant'altro.
Oltre a riflettere sul valore profondo che il disabile ha e dà alla comunità stessa, un altro contesto molto importante da tenere in considerazione è la famiglia.
Come affronta la disabilità il nucleo familiare d'origine?

Molti sono gli studi e le ricerche condotte per capire i punti di forza, i punti critici e soprattutto il modo che ha la famiglia di reagire alla notizia di una disabilità (che sia mentale, motoria ecc.)
Si possono presentare degli squilibri nelle figure di riferimento, angosce, paure, pregiudizi, preoccupazioni per l'integrazione sociale.

Come è possibile supportare la famiglia allora?



Avete mai sentito parlare di resilienza? Questa “strana” parola rimanda semplicemente alla «capacità di superare momenti di stress e di riprendersi dalle difficoltà».
Il supporto sociale è molto importante per la famiglia proprio perchè dà la possibilità di mettere in atto la risorsa della resilienza. 

Molte sono le associazioni, talvolta fondate anche dalle stesse famiglie con parenti disabili, che danno il loro contributo e cercano con la giusta e adeguata progettualità di rendere migliore la vita di chi vive una problematica e di chi li assiste e li guida nella loro esistenza.

Le famiglie cosi sono orientate al mantenimento di una condizione di benessere per i loro cari, così come nella gestione e nell'organizzazione delle varie attività sociali, ludico-ricreative e anche sportive.
Si sa, d'altra parte, che sono molte le iniziative che vanno a migliorare le condizioni fisiche e psicologiche di un disabile. Possiamo fare riferimento alla pet therapy, alla ippoterapia, alla musicoterapia e così via.

Tutte queste attività aiutano la famiglia nella gestione dello stress e delle difficoltà, ma soprattutto a saper realmente aiutare il familiare che ha la disabilità.
Allo stesso tempo, quest'ultimo può sentirsi parte integrante di una società che, accantonati i pregiudizi, lo inserisce nella quotidianità, abbattendo ogni tipo di barriera.

Dunque, ricordate: la disabilità non è una cosa da buttare o da allontanare ma una risorsa per la comunità!